Dopo quasi un decennio di silenzio, Tom Ford torna a impugnare la macchina da presa come si afferra una lama lucente: con eleganza, precisione e una certa spietata consapevolezza. Il suo nuovo film, Cry to Heaven, non è soltanto un ritorno al cinema, ma una dichiarazione di poetica, un gesto teatrale che promette di incidere profondamente nella carne del racconto e nella memoria dello spettatore.

Cry to Heaven: c’è anche Adele

E come se non bastasse, a rendere l’attesa ancora più febbrile, arriva la notizia che segna un passaggio epocale: Adele farà qui il suo debutto sul grande schermo, portando con sé il peso e il dono di una voce che ha già imparato a frantumare il silenzio del mondo.
Tratto dall’omonimo romanzo storico di Anne Rice, pubblicato nel 1982, Cry to Heaven si annuncia come un’opera sontuosa e inquieta, ambientata nell’Italia barocca del Settecento, tra Venezia e Napoli, dove l’arte non era ornamento ma necessità vitale, e la bellezza si pagava con il sangue.

Un tempo sospeso

In quel tempo sospeso tra devozione e scandalo, tra sacralità e desiderio, prende forma la vicenda dei castrati: giovani ragazzi mutilati per preservare la purezza della voce, trasformati in strumenti viventi, in idoli venerati e insieme in corpi sacrificati sull’altare dell’opera. Al centro della narrazione si intrecciano i destini di Guido Maffeo e Tonio Treschi. Il primo, figlio di contadini calabresi, viene strappato all’infanzia e al futuro per inseguire un sogno che non gli appartiene ancora; il secondo, giovane nobile veneziano, subisce lo stesso destino per mano della propria famiglia, vittima di un potere che si traveste da amore e di un’ambizione che si spaccia per necessità. Le loro storie scorrono parallele come due fiumi carichi di rimpianto e speranza, fino a congiungersi in un mare dove identità, dolore e desiderio non possono più essere separati.

Cry to Heaven

In questo universo rarefatto e crudele, Tom Ford promette di esplorare le fratture dell’animo umano con lo sguardo chirurgico che già aveva mostrato nelle sue opere precedenti. Il film si muove lungo le linee sottili che separano il sacro dal profano, la fede dalla sensualità, il potere dalla sottomissione. Qui la voce diventa strumento di redenzione e insieme marchio di condanna; il corpo, invece, è campo di battaglia, teatro di una trasformazione che non concede ritorno.
Girato in Italia, tra palazzi corrosi dal tempo e teatri carichi di echi lontani, Cry to Heaven si preannuncia come un viaggio viscerale dentro l’ossessione per la bellezza e il prezzo estremo che essa richiede.

Un film che non cerca di consolare, ma di interrogare. Che non si limita a raccontare, ma incide, scava, mette a nudo. E mentre l’attesa cresce, una certezza già si impone: questa non sarà solo una storia da guardare, ma un’esperienza da attraversare, come si attraversa una tempesta o una rivelazione.

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