A proposito di Mannarino, spesso si cercano campioni dove non ci sono, così i “principi” presunti cadono dal trono e artisti onesti, semplici e umili, neanche a metà concerto, sventolano la bandiera della Palestina, un po’ come dire: “se vuoi fare l’intellettuale non pensare alla donna cannone, perché essa non chiarirà nessun concetto intellettuale e sociale, piuttosto pensa ai bambini uccisi… e la tua opinione conta, signor principe”.
A proposito di Mannarino
Mannarino è cresciuto intellettualmente e musicalmente in modo eccellente. La cultura musicale che ha acquisito lo porta a comporre armonie e ritmi che incrociano tradizione e sapiente cultura. Chi definisce Mannarino come una “zecca” esposta, commette un grave errore. Musicalmente e culturalmente Mannarino progredisce nella libertà dell’essere umano, nella libertà di vita, nella libertà di espressione. Eccelle in visione di insieme culturale e tutto ciò signore e signori si chiama civismo avanzato.
Nulla al caso
I suoi brani, soprattutto quelli più recenti, fondono cultura musicale e voglia di sperimentare. Ritmi sudamericani? Sì certo. Reggae? Sì certo, ma ben fuso alla tradizione italiana. In alcuni casi gli accordi scelti e le atmosfere create miscelano tre accordi laid back alla J.J. Cale con un respiro caraibico. Mannarino crea essenza del messaggio, i suoi testi non sono semplici, come parte dell’intellighenzia di sinistra degregoriana vuol far risaltare – e non a caso ho usato il termine intellighenzia… ma ahimè, questi non sono minimamente in grado di percepire la profondità e la poesia dei testi di Mannarino.
A proposito di Mannarino
Perché la differenza tra un artista costruito e un artista autentico non sta nella quantità di copie vendute, né nel numero di passaggi radiofonici, ma nella capacità di evolversi senza perdere identità. Mannarino non rincorre il mercato, rincorre un linguaggio. Ogni disco aggiunge un tassello, ogni arrangiamento racconta un viaggio, ogni scelta armonica dimostra che dietro quelle canzoni c’è studio, ascolto, contaminazione, ricerca.
Il musicista e l’intrattenitore decaduto
È questa la distanza che separa il musicista dal semplice intrattenitore. L’intrattenitore si adatta al pubblico, il musicista prova a far crescere il pubblico… e quando un artista riesce a unire la tradizione popolare italiana, le sonorità mediterranee, il folk latinoamericano, il reggae, il blues e perfino certe sospensioni armoniche che ricordano la scuola americana più raffinata, significa che non sta semplicemente scrivendo canzoni: sta costruendo un immaginario.
A proposito di Mannarino
Per questo ridurre Mannarino a un’etichetta politica significa non aver capito nulla della sua produzione artistica. Le idee possono essere condivise oppure no, ma un’opera va giudicata innanzitutto per ciò che riesce a trasmettere, per la qualità della scrittura, per la ricchezza musicale e per il coraggio di non ripetersi. È troppo comodo liquidare tutto con uno slogan quando manca la voglia di ascoltare davvero.
La vera cultura non teme il confronto, non teme la contaminazione, non teme nemmeno di esporsi quando ritiene che una tragedia umana meriti attenzione. L’arte, quando è autentica, non vive nell’indifferenza… vive nella capacità di osservare il mondo, di raccontarlo e, qualche volta, di metterlo perfino in discussione.
Maturità artistica
Mannarino mostra la propria maturità artistica: non cerca il consenso facile, non costruisce personaggi, non si rifugia nella nostalgia come rifugio creativo. Continua a scrivere, continua a sperimentare, continua a cercare nuovi colori sonori. Questa, nel panorama musicale italiano, è una qualità sempre più rara. Chi riesce a coglierla ascolta un musicista. Chi non riesce a coglierla continuerà a vedere soltanto una bandiera… e perderà tutta la musica che c’è dietro.
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