Rapiniamo il Duce è un film geniale, potrei definirlo un fumetto alla Quentin Tarantino. Già dalla scelta dei brani si esprime come i migliori film del regista americano, soprattutto i western in cui abbina musica moderna con l’inflazionato Far West, creando quello scarto stilistico che rende la narrazione più viva, quasi ironica, e allo stesso tempo sorprendentemente contemporanea.
Rapiniamo il Duce
Il film diretto da Renato De Maria non cerca una ricostruzione storica rigida o accademica. Al contrario, sembra voler trasformare gli ultimi giorni del fascismo in una sorta di graphic novel cinematografica, dove la storia diventa un palcoscenico pulp, fatto di personaggi sopra le righe, tensione narrativa e atmosfere sospese tra tragedia e grottesco.
Interpretazioni maestose
Le interpretazioni di Pietro Castellitto e Filippo Timi sono di elevata fattura, soprattutto quella di Timi, che riesce a costruire un personaggio disturbante e magnetico. Il suo gerarca sembra quasi un Joker fascista, visionario e delirante, una figura teatrale che richiama la follia iconica del Joker. È proprio questa miscela di linguaggi — cinema pulp, fumetto e storia deformata — a rendere il film un oggetto cinematografico insolito e affascinante nel panorama del cinema italiano contemporaneo.
