Nel 2024 oltre 295 milioni di persone colpiti sotto la falce della fame. La ventesima edizione italiana dell’Indice Globale della Fame (GHI) 2025, curata da Cesvi in collaborazione con Welthungerhilfe, Concern Worldwide e l’Institute for International Law of Peace and Armed Conflict (Ifhv), traccia un quadro drammatico.

Nel 2024 oltre 295 milioni di persone colpiti sotto la falce della fame

Oggi oltre 295 milioni di persone nel mondo soffrono di fame acuta, e 42 Paesi registrano livelli di fame “gravi” (35) o “allarmanti” (7).Secondo il rapporto, nel solo ultimo anno guerre e conflitti armati hanno scatenato 20 crisi alimentari, gettando nella fame estrema 140 milioni di individui — più del doppio della popolazione italiana. In molti contesti, la fame non è più una conseguenza indiretta della guerra, ma una strategia deliberata: assedi, blocchi umanitari e la distruzione di infrastrutture agricole trasformano il cibo in arma di guerra.

A Gaza 320mila bambini affamati

Il caso più emblematico resta Gaza, dove 320mila bambini sotto i cinque anni sono a rischio di malnutrizione acuta, mentre oltre 20mila persone sono rimaste uccise o ferite nel tentativo di procurarsi cibo o accedere agli aiuti.L’Indice misura la fame su una scala da 0 (assenza di fame) a 100 (livello massimo), combinando quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita e mortalità infantile. Più alto il punteggio, peggiore la condizione nutrizionale del Paese.Il punteggio più grave del 2025 spetta alla Somalia (42,6), seguita da Haiti, Madagascar, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan, Burundi e Yemen.

Nel 2024 oltre 295 milioni di persone colpiti sotto la falce della fame

In 27 Paesi la situazione è peggiorata rispetto al 2016.A livello regionale, la fame resta grave in Africa subsahariana e in Asia meridionale (punteggi GHI rispettivamente di 27,1 e 24,9), mentre si registrano lievi miglioramenti in alcune aree dell’Asia sud-orientale e dell’America Latina. “A Gaza la ripresa sarà lunga e difficile – avverte Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi –. Milioni di persone vivono in condizioni catastrofiche, senza sicurezza né accesso ai beni essenziali. La macchina umanitaria è al collasso e ogni ritardo rischia di trasformarsi in una condanna alla carestia. Serve un accesso continuativo, coordinato e libero da ostacoli per evitare che intere popolazioni vengano abbandonate al proprio destino.”

Di Cento Righe

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