I Castelli romani sono in pericolo. La follia si è impossessata della mente degli amministratori comunali, regionali e provinciali del Lazio, ma soprattutto dell’area dei Castelli. Con una impennata massiccia delle temperature e senza un minimo intervento sull’urbanistica a beneficio dei cittadini questi scellerati continuano a disboscare.

I Castelli romani in pericolo

Qualcuno continua a chiamarla gestione del territorio mentre assomiglia sempre di più a una lenta demolizione del patrimonio naturale. Alberi che impiegano decenni per crescere vengono abbattuti in poche ore, ombra cancellata, biodiversità ridotta, temperature destinate ad aumentare, qualità dell’aria compromessa. Poi arriveranno le solite conferenze stampa sulla sostenibilità, le fotografie con gli alberelli appena piantati, le promesse di compensazioni ambientali che richiederanno una vita intera per restituire ciò che viene distrutto oggi.

I boia degli alberi

Il nuovo intervento interesserà il Parco regionale dei Castelli Romani. Spariranno completamente 6,6 ettari di bosco, una superficie pari a circa nove campi da calcio di Serie A. Le motoseghe entreranno ancora una volta in azione modificando profondamente il paesaggio dei Colli Albani, uno degli ultimi grandi polmoni verdi rimasti alle porte della Capitale.

I Castelli romani in pericolo

Il provvedimento è stato firmato il 30 luglio dal Dipartimento Geologico, Difesa del suolo e Aree protette della Città metropolitana. L’area interessata è quella della località Molara, Sezione VII Ruderi della Torre, nel territorio comunale di Grottaferrata, al confine con Frascati e Rocca di Papa. Un luogo che dovrebbe essere custodito come un bene prezioso e che invece viene trattato come una semplice particella catastale sulla quale autorizzare l’ennesimo intervento.

Il paradosso insopportabile

Il paradosso è ormai insopportabile. Da una parte si moltiplicano gli allarmi sul cambiamento climatico, sulle ondate di calore sempre più violente, sulle città trasformate in enormi isole di cemento rovente. Dall’altra si continua ad eliminare proprio ciò che abbassa naturalmente la temperatura, assorbe anidride carbonica, protegge il suolo, conserva acqua, offre rifugio alla fauna, rende più vivibile il territorio. La politica sembra aver dichiarato guerra agli alberi. Ogni estate si invitano i cittadini a bere di più, a non uscire nelle ore più calde, a proteggere anziani e bambini. Nessuno però sembra comprendere che il primo grande climatizzatore naturale è il bosco. Distruggerlo significa aggravare un problema che già oggi produce conseguenze evidenti sulla salute pubblica, sull’ambiente, sulla qualità della vita.

I Castelli romani in pericolo

I Castelli Romani non possono diventare il laboratorio di una politica che parla di tutela ambientale mentre autorizza il progressivo impoverimento del proprio patrimonio forestale. Ogni albero abbattuto rappresenta una perdita che non si misura soltanto in metri quadrati, ma in ossigeno, ombra, biodiversità, equilibrio idrogeologico, futuro. Continuare su questa strada significa lasciare alle prossime generazioni un territorio più caldo, più fragile, più povero. Questo non è progresso è una resa alla più miope delle amministrazioni.

7

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *