“Non ho nulla contro Dio è il suo fan club che mi spaventa”. La Chiesa che avrebbe dovuto custodire il messaggio rivoluzionario del Nazareno sembra sempre più trasformarsi in un immenso contenitore spirituale dove tutto è accettabile, tutto è conciliabile, tutto è commerciabile.

Vi farei sentire lo stesso caldo che donaste a Giordano Bruno

Non importa più che cosa si creda, non importa quale sia l’origine dei culti, non importa quanto siano lontani dal messaggio evangelico. L’importante è preservare il consenso, consolidare l’influenza, mantenere il controllo del recinto. Reliquie, processioni, devozioni popolari, culti dei santi, pellegrinaggi, oggetti benedetti, immagini taumaturgiche. Una religiosità che, agli occhi dei suoi critici, assomiglia sempre più a una forma di sincretismo dove il simbolo prevale sul messaggio e il rito sostituisce la responsabilità personale.

Si è perso il Vangelo

Il Vangelo del Nazareno e non quello inventato da San Paolo, parla di misericordia, amore, condivisione, povertà. Eppure la struttura ecclesiastica sembra spesso preferire la gestione dell’appartenenza alla profondità della ricerca spirituale. L’immagine di un Pontefice che incensa reliquie e accende lampade votive davanti alle spoglie di sant’Agostino solleva una domanda legittima: quanto spazio resta per il cristianesimo dell’interiorità, quello che lo stesso Agostino cercò per tutta la vita, se la centralità continua a spostarsi verso la dimensione rituale? La sensazione è che non conti più il cammino della coscienza, ma la capacità dell’istituzione di accogliere ogni forma di devozione purché rafforzi il senso di appartenenza. Non importa per chi tu preghi, non importa quale tradizione tu segua, non importa quale simbolo veneri. L’importante è che tu resti dentro la struttura… perché il problema non sono i fedeli, il problema è il sistema che organizza, gestisce e orienta la fede.

L’eretico era Giordano Bruno?

Un sistema che rischia di trasformare la spiritualità in consenso, la trascendenza in identità collettiva, la ricerca della verità in amministrazione del sacro. Quando la conservazione dell’istituzione diventa più importante del messaggio originario, la fede smette di essere una domanda aperta e diventa uno strumento di appartenenza. Per questo la celebre frase di Woody Allen conserva tutta la sua forza: “Non ho nulla contro Dio, è il suo fan club che mi spaventa”.

Quel “fan club” non sono i credenti

È l’apparato ecclesiastico quando confonde la custodia del messaggio con la difesa del proprio potere, quando sostituisce il Vangelo con la tradizione, la coscienza con il rituale, la libertà spirituale con l’obbedienza all’istituzione. Il problema non è Dio e non è nemmeno la fede… il problema è ciò che la Chiesa costruisce attorno a Dio quando la necessità di sopravvivere come organizzazione diventa più importante della ricerca della verità… altro che sanità… vi farei sentire lo stesso caldo che donaste a Giordano Bruno… e poi riparliamo del concetto di eresia.

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