Soldati senz’acqua, Europa senza domande: quanto vale ancora la guerra di Zelensky? Ci sono immagini capaci di distruggere anni di comunicati, conferenze, bandiere, promesse occidentali e retorica sulla vittoria inevitabile. Sono quelle dei soldati ucraini della 121ª Brigata di difesa territoriale, stanchi, dimagriti, consumati da mesi trascorsi nelle posizioni avanzate.

Soldati senz’acqua, Europa senza domande

Il loro appello è autentico, la stessa brigata ha riconosciuto gravi difficoltà logistiche nel settore di Zaporizhzhia, pur contestualizzando diversamente alcune accuse. Gli uomini raccontano rifornimenti arrivati ogni tre o sette giorni, medicinali insufficienti, acqua praticamente inesistente, militari ridotti in condizioni fisiche estreme. Il comandante di plotone Anatoliy Saichuk sostiene che, durante una crisi particolarmente grave, siano arrivati persino a bere la propria urina.

L’infamia di Zelensky

Racconta uomini semi-incoscienti, posizioni distrutte, promesse di rotazione rimaste sulla carta, famiglie rassicurate mentre al fronte mancava persino l’essenziale. Qui dovrebbe fermarsi l’Europa delle fotografie con Zelensky, delle strette di mano, dei miliardi annunciati come fossero numeri senza carne. Perché dietro ogni miliardo esistono uomini che dovrebbero almeno avere acqua, cibo, medicinali, riposo, possibilità concreta di sopravvivere. Invece continuiamo a discutere della guerra quasi esclusivamente attraverso territori, armamenti, confini, strategie, vittorie future e sconfitte che nessuno vuole pronunciare.

Soldati senz’acqua, Europa senza domande

Zelensky porta una responsabilità politica enorme, perché governare significa anche decidere quanto sangue sia ancora accettabile spendere per mantenere determinate posizioni. Attribuire tutto semplicemente al suo ego sarebbe però una conclusione che i fatti disponibili, da soli, non permettono di dimostrare. Quello che possiamo contestargli è qualcosa di politicamente altrettanto pesante, continuare a chiedere sacrifici mentre emergono testimonianze drammatiche sulle condizioni dei propri uomini.

Non è un episodio isolato

Non sembra nemmeno un episodio completamente isolato. A giugno familiari della 108ª Brigata territoriale denunciavano soldati rimasti oltre 150 giorni senza rotazione, con gravi problemi di approvvigionamento. Quando casi simili emergono ripetutamente, liquidarli come semplici anomalie logistiche diventa sempre più difficile. L’Europa dovrebbe allora smettere di comportarsi soltanto come finanziatrice e cominciare finalmente a comportarsi come soggetto politico.

Soldati senz’acqua

Aiutare l’Ucraina non dovrebbe significare firmare assegni senza pretendere spiegazioni sul prezzo umano delle decisioni militari e politiche. Difendere un Paese aggredito dalla Russia non obbliga nessuno a considerare infallibile il suo presidente. Sono due questioni completamente differenti. La Russia conserva la responsabilità fondamentale di avere invaso l’Ucraina, questo però non rende automaticamente giusta qualsiasi scelta compiuta da Zelensky.

Europa muta

Un’Europa adulta dovrebbe riuscire a pronunciare entrambe le verità. Altrimenti resteremo davanti al paradosso più feroce di questa guerra, miliardi disponibili per combatterla, mentre alcuni uomini raccontano di non avere acqua da bere. Quando un soldato arriva a bere la propria urina, qualcuno deve avere il coraggio di chiedere non soltanto come vincere. Deve finalmente chiedere quanto ancora siamo disposti a distruggere prima di provare seriamente a fermare questa guerra.

© Hans CPC

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