Il drone era ucraino? Quando la guerra comincia a smentire la propaganda. Cosa succede? È un errore oppure l’errore è stato non voler vedere prima quello che stava accadendo? Certo è che continuare a tenere ostinatamente il punto, trasformando Zelensky in una figura politicamente intoccabile, comincia a diventare tremendamente costoso. Costoso economicamente, militarmente, diplomaticamente, soprattutto costoso per quei cittadini europei ai quali viene chiesto di pagare senza poter discutere praticamente nulla.

Il drone era ucraino? Quando la guerra comincia a smentire la propaganda

A voi non girano le palle sapendo che i nostri soldi continuano ad alimentare una guerra diventata anche una gigantesca macchina propagandistica? La domanda diventa ancora più interessante dopo quello che è successo nei cieli della Lettonia. Un Eurofighter italiano impegnato nella difesa aerea NATO dei Paesi Baltici ha abbattuto un drone straniero entrato nello spazio aereo lettone. A confermare l’intervento italiano è stata la ministra degli Esteri lettone Baiba Braže, ringraziando pubblicamente gli alleati italiani per la protezione dello spazio aereo NATO.

Tutto normale?

Fin qui potrebbe sembrare l’ennesima incursione da inserire automaticamente nel grande catalogo delle provocazioni russe. Soltanto che stavolta compare un particolare decisamente scomodo. Il drone potrebbe essere stato ucraino. Alcune fonti lo indicano esplicitamente come tale, mentre NATO e autorità lettoni mantengono maggiore prudenza perché l’indagine sull’origine esatta è ancora aperta.

Il drone era ucraino? Quando la guerra comincia a smentire la propaganda

Secondo il ministero della Difesa lettone, l’apparecchio sarebbe finito nello spazio aereo nazionale in conseguenza delle attività russe di guerra elettronica. Nelle stesse ore l’Ucraina stava conducendo operazioni con droni contro obiettivi russi nell’area del Baltico. Coincidenze che non costituiscono una prova definitiva, certamente pongono domande che sarebbe sbagliato censurare.

Il grande errore

Quanti episodi abbiamo interpretato immediatamente attraverso una sola chiave di lettura? Quante volte abbiamo conosciuto l’origine di un drone prima ancora che qualcuno recuperasse i rottami? Quante volte un’incursione è diventata automaticamente “russa” semplicemente perché quella spiegazione risultava politicamente più comoda? Attenzione però, perché proprio qui bisogna evitare di sostituire una propaganda con quella opposta.

Ciò che dimostra…

Questo episodio non dimostra che i tanti droni attribuiti precedentemente alla Russia fossero invece ucraini. Dimostra qualcosa di diverso, forse persino più importante. Dimostra quanto sia pericoloso attribuire automaticamente la responsabilità di ogni episodio prima degli accertamenti tecnici. Lo stesso vale per quelle immagini, quei colpi d’artiglieria, quei mezzi militari raccontati durante questi anni con certezze spesso immediate e verifiche arrivate molto dopo.

Il drone era ucraino?

La guerra produce morti, macerie, interessi economici, propaganda. La prima vittima rimane sempre la possibilità di dubitare. Noi europei abbiamo investito miliardi, armamenti, infrastrutture, addestramento, sostegno finanziario. Abbiamo tutto il diritto di sapere dove finiscono quei soldi, quali operazioni finanziano, quali rischi ricadono sui nostri Paesi. Soprattutto abbiamo il diritto di pretendere una cosa semplicissima: prima le prove, poi le accuse e non il contrario.

© Fabio Fiorina

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