C’è qualcosa di profondamente ipocrita e stonato nel teatro politico che Zelensky e l’Europa continuano a recitare mentre, a parole, evocano la pace e, nei fatti, sembrano temerla più della guerra stessa. Da un lato Mosca – per bocca del viceministro Ryabkov – parla apertamente di una soluzione “vicina”, di un ultimo sforzo necessario, di una data simbolica che potrebbe segnare una svolta.
Zelensky e l’Europa continuano a recitare
Dall’altro, Kiev e Bruxelles appaiono come i veri custodi dello stallo, i sacerdoti di una guerra infinita che ormai ha smesso di essere difesa e si è trasformata in ideologia. Zelensky, trasformato da presidente in attore globale, continua a muoversi come un piazzista della tragedia: voli, vertici, talk, annunci solenni. Incontra Trump in Florida, discute documenti, piani in venti punti, garanzie di sicurezza. Tutto molto coreografico. Ma dietro questa messa in scena resta una domanda che nessuno osa porre apertamente: Zelensky vuole davvero chiudere il conflitto o teme di perdere il ruolo che la guerra gli ha consegnato?
Mosca vuole la pace
Perché la pace, quella vera, non ha bisogno di slogan, né di passerelle mediatiche, ma di compromessi dolorosi. E su questo, da Kiev, si avverte un silenzio eloquente.Ancora più grave è il ruolo dell’Europa, che si conferma incapace di pensiero autonomo e di iniziativa politica. Bruxelles si atteggia a custode della morale, ma agisce come un notaio della guerra altrui. Invece di spingere con decisione verso un accordo, preferisce alimentare una retorica bellicista, fatta di sanzioni rituali e di dichiarazioni roboanti, mentre il continente affonda in una crisi economica, sociale ed energetica che paga soprattutto i cittadini europei.
Zelensky e l’Europa continuano a recitare
L’Europa parla di pace solo come pretesto, ma nei fatti sembra temere qualsiasi soluzione che non passi per una vittoria totale, irrealistica e sanguinosa.Il Donbass, Zaporizhzhia, le “questioni delicate”: tutto viene rimandato, diluito, trasformato in oggetto di discussione eterna. Si dice che “molto può essere deciso prima del nuovo anno”, ma è la stessa promessa che si ripete da mesi, forse da anni. Intanto i morti si accumulano, le città si svuotano, la guerra diventa normalità.
Zelensky e l’Europa continuano a recitare
Zelensky e l’Europa dovrebbero avere il coraggio di ammettere che prolungare il conflitto non è eroismo, ma irresponsabilità storica. Ogni accordo affossato, ogni spiraglio sabotato, non è una vittoria morale: è un fallimento politico. E la storia, prima o poi, presenterà il conto a chi ha preferito la propaganda alla pace.
