Meloni e Vannacci, il prezzo di una possibile alleanza. Da vero uomo di sinistra, ovviamente una sinistra che non esiste più, provo a immaginare il prossimo tavolo del centrodestra, quando Giorgia Meloni dovrà decidere se affrontare Roberto Vannacci alle urne oppure offrirgli un posto nella coalizione.
Meloni e Vannacci
Non parlo di un accordo già raggiunto, ma di un’ipotesi politica che diventa più concreta ogni volta che i sondaggi mostrano Futuro Nazionale capace di sottrarre voti agli alleati della premier. Nella rilevazione SWG del 28 settembre, il partito di Vannacci è all’8%, davanti alla Lega, ferma al 5,1%. Il 10% non è ancora un risultato acquisito, ma sarebbe un traguardo capace di cambiare il peso di ciascun partito al momento della trattativa.
La simulazione possibile
Una simulazione di YouTrend mostra che, con Futuro Nazionale nella coalizione, il centrodestra potrebbe ottenere la maggioranza parlamentare; se Vannacci corresse da solo, nello stesso scenario Meloni rischierebbe di perderla. Sono proiezioni, non voti già depositati nelle urne, e le alleanze possono anche allontanare una parte degli elettori. Ecco perché non credo che Vannacci accetterebbe un invito in cambio di qualche candidatura e una fotografia di gruppo. Se i suoi voti diventassero decisivi, chiederebbe un ruolo riconoscibile, una parte del programma e la possibilità di dimostrare ai propri elettori di aver imposto una svolta.
Meloni e Vannacci e un ruolo da vice
Il vicepremierato potrebbe essere la prima richiesta: la legge permette di avere più di due vicepresidenti del Consiglio, purché il presidente proponga l’attribuzione delle funzioni a ministri del governo e il Consiglio dei ministri la deliberi. Tajani e Salvini non esauriscono, dunque, i posti per legge; resta da vedere se accetterebbero un terzo protagonista al loro fianco. Poi arriverebbe la domanda più difficile: quale ministero? Gli Esteri mi sembrano improbabili, perché la posizione di Vannacci sugli aiuti all’Ucraina entrerebbe in collisione con la linea internazionale sostenuta da Meloni e Tajani.
Allora quale?
Io guarderei piuttosto al Viminale, dove sicurezza e immigrazione diventerebbero il centro della sua azione politica. Sarebbe però la richiesta più esplosiva: Matteo Salvini ha già dichiarato di voler tornare ministro dell’Interno dopo un’eventuale vittoria nel 2027, ma con Vannacci in campo i voti di Salvini non conterebbero più molto. Anche se, consegnare quell’incarico a chi ha lasciato la Lega e ora la supera nei sondaggi significherebbe aprire uno scontro nel cuore della maggioranza. L’altra possibilità è il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Vannacci interviene spesso su scuola, identità e composizione delle classi, ma anche lì troverebbe un ostacolo politico: il ministro leghista Giuseppe Valditara ha contestato l’idea delle classi separate per gli alunni con disabilità.
Meloni e Vannacci
Non sarebbe una semplice sostituzione di nomi, perché affidare la scuola a Vannacci darebbe peso istituzionale a proposte che dividono perfino la destra di governo. Nella mia ipotesi, Meloni potrebbe offrirgli il vicepremierato e uno dei due ministeri, oppure un dicastero diverso accompagnato da impegni precisi su sicurezza e scuola.
Interno e Istruzione insieme mi sembrano difficili da ottenere, ma non impossibili vista la spinta dei tanti voti. In questa partita nessuno farebbe un favore a nessuno: Meloni cercherebbe i numeri per vincere, Vannacci la forza per spostare il governo ancora più a destra, senza esitazioni. La domanda decisiva resta questa: quanto potere è disposta a concedere Meloni per sommare quei voti, e quanta parte della sua coalizione rischierebbe di perdere nel tentativo di tenerli uniti?
© Fabio Fiorina – centorighe.com
