E se Stati Uniti, Russia e Cina fossero già d’accordo? E se la guerra che crediamo di osservare fosse soltanto la parte visibile di un accordo molto più vasto, silenzioso, cinico, costruito sulla pelle dell’Europa?

L’Europa unita rappresenta un’anomalia storica, perché, esclusa la lunga parentesi dell’Impero romano, questo continente ha vissuto attraverso divisioni, rivalità, confini mobili, economie concorrenti, guerre continue.

E se Stati Uniti, Russia e Cina fossero già d’accordo?

La sua unificazione economica e politica ha creato una potenza potenziale, capace di competere con Washington, Mosca e Pechino, dunque un soggetto ingombrante per tutti.

E se le tre superpotenze avessero compreso che nessuna di loro può dominare completamente il mondo finché l’Europa rimane ricca, industrializzata, autonoma e politicamente compatta?

Non servirebbe un trattato segreto, firmato dentro una stanza oscura, basterebbe una convergenza di interessi, ciascuno coltivato separatamente, ma diretto verso il medesimo risultato.

La diversificazione

La Russia combatte sul territorio ucraino, alimenta la propria industria bellica, consolida il controllo interno, trasforma l’isolamento in nazionalismo e costringe l’Europa a consumare risorse enormi.

Gli Stati Uniti vendono armi, energia, protezione militare, rafforzano la dipendenza europea dalla NATO e separano definitivamente il continente dalle materie prime russe.

La Cina osserva, acquista risorse, allarga silenziosamente la propria influenza commerciale e attende che le economie europee perdano competitività, capacità produttiva, mercati e forza diplomatica.

E se Stati Uniti, Russia e Cina fossero già d’accordo?

Tre strategie apparentemente opposte, quindi, potrebbero produrre lo stesso effetto: un’Europa indebolita, impaurita, divisa, costretta a riarmarsi mentre sacrifica industria, welfare, salari e sovranità.

Putin e Xi rappresenterebbero i punti fermi di questa architettura, mentre negli Stati Uniti cambiano presidenti, toni e slogan, ma la direzione profonda rimane identica.

Chiunque venga messo al comando continua a pretendere un’Europa obbediente, militarmente dipendente, economicamente permeabile e incapace di costruire una politica estera realmente autonoma.

Il campo da gioco

L’Ucraina diventerebbe allora il tavolo sul quale viene giocata una partita più grande, non soltanto contro la Russia, ma contro l’intero equilibrio europeo.

Ogni missile allontana Mosca da Bruxelles, ogni sanzione colpisce anche chi la impone, ogni nuovo stanziamento militare sottrae denaro alla stabilità sociale del continente.

Le divisioni interne aumentano, i governi si accusano, i popoli si impoveriscono, le destre avanzano, la paura sostituisce la ragione e l’Unione perde lentamente coesione.

E se Stati Uniti, Russia e Cina fossero già d’accordo?

Forse Stati Uniti, Russia e Cina non sono alleati, forse non si siedono allo stesso tavolo, ma potrebbero essere complici nel risultato finale.

Nemici sulla scena, concorrenti nella propaganda, perfettamente concordi nella convenienza: ridurre l’Europa a un mercato, una caserma e un territorio politicamente sottomesso, senza più una voce propria, una visione indipendente, né un futuro veramente europeo.

© Fabio Fiorina

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