Il buon senso è finalmente tornato, secondo Nicola Procaccini. Peccato abbia il volto di un muro e l’odore della propaganda. La destra europea ha trovato l’Europa dei muri come soluzione universale. Frontiere, rimpatri, Frontex e Paesi terzi sono strumenti, forse sufficientemente lontani da non vedere nulla.
l’Europa dei muri
Meloni e Frederiksen celebrano l’Europa dei muri, un nuovo realismo europeo. Quella visione guarda all’immigrazione come una questione di sicurezza. Una semplificazione meravigliosa, perché quando trasformi esseri umani in problema d’ordine pubblico hai già evitato metà delle domande.
Ideologia a comando
Procaccini parla di ideologia delle frontiere aperte, formula comodissima perché permette di combattere una caricatura senza spiegare chi volesse davvero frontiere spalancate. Il trucco è antico, inventare l’avversario perfetto, attribuirgli l’assurdo, sconfiggerlo pubblicamente, raccogliere gli applausi.
l’Europa dei muri
L’Europa dei muri sarebbe stata prigioniera delle open frontiere. Mentre possedeva frontiere, polizie, accordi, rimpatri e controlli. Frontex era presente tra pattuglie e misure. Una prigione davvero singolare, con guardiani, filo spinato, pattuglie, radar, telecamere e accordi internazionali.
Adesso però arriva il buon senso
Naturalmente armato.Manfred Weber propone hub di rimpatrio nei Paesi terzi, soluzione linguisticamente elegante per esportare persone insieme alle responsabilità.Lontano dagli occhi, lontano dalle urne, lontano soprattutto dalle domande scomode. Perché governare l’immigrazione sarebbe complicato, richiederebbe cooperazione, integrazione, accordi economici, corridoi legali, diplomazia, politiche mediterranee.
Molto più semplice pronunciare la parola sicurezza. Funziona sempre. La sicurezza possiede una qualità politica straordinaria, nessuno può dichiararsi contrario senza sembrare immediatamente irresponsabile.
Quanto basta
Poi basta aggiungere clandestini, città, criminalità, frontiere, emergenza e il cocktail elettorale è servito. Frontex dovrebbe diventare una vera forza europea, uomini, mezzi, poteri, controlli, una frontiera sempre più muscolare. Intanto l’integrazione può aspettare. Anche la politica estera può aspettare. Perfino capire perché migliaia di persone continuino a partire può aspettare. L’importante è mostrare che qualcuno le fermerà.

l’Europa dei muri e slogan
Questa Europa sembra aver scoperto una nuova geografia, i problemi esistono soltanto quando attraversano le nostre frontiere. Prima possono morire nel deserto, possono essere sfruttati dai trafficanti, possono annegare nel Mediterraneo. Poi arrivano davanti al nostro cancello e improvvisamente diventano una minaccia alla civiltà. Una straordinaria concezione dei valori europei, universali finché non bussano alla porta.
Quale rispetto?
Procaccini parla di rispetto dei nostri valori. Sarebbe interessante sapere dove finisca esattamente quel “nostri”. Forse sulla linea di frontiera, forse dentro un centro di rimpatrio, forse semplicemente dove comincia la convenienza elettorale. Perché trasformare la paura in consenso rimane molto più facile che trasformare l’immigrazione in una politica europea seria.
La paura richiede slogan
La politica richiede soluzioni. Gli slogan costano molto meno. Il risultato rischia di essere un continente ossessionato dalle proprie porte mentre dimentica cosa dovrebbe esserci dentro casa. Diritti, dignità, responsabilità, solidarietà, legalità, sicurezza, tutte insieme, non soltanto quelle che producono voti. Chiamare tutto questo “buon senso” non rende automaticamente sensata una politica. A volte rende soltanto più presentabile la paura. Il buon senso è finalmente tornato, secondo Nicola Procaccini. Peccato abbia il volto di un muro e l’odore della propaganda.
