AlzheimerLa mappa

Alzheimer, scoperta una cellula che potrebbe aiutare il cervello a difendersi. Per anni abbiamo osservato l’Alzheimer cercando soprattutto ciò che distrugge il cervello, placche, proteine anomale, neuroni compromessi, infiammazione, progressiva perdita delle funzioni. Ora qualcosa cambia prospettiva. Nel cervello malato potrebbe esistere anche una risposta capace di opporsi al deterioramento, una sorta di difesa biologica ancora da comprendere.

Alzheimer, scoperta una cellula che potrebbe aiutare il cervello a difendersi

Un particolare sottotipo di microglia sembra infatti aumentare progressivamente mentre avanza l’Alzheimer. La sorpresa arriva osservando quello che queste cellule sembrano fare. Non sarebbero semplicemente spettatrici dell’infiammazione, né necessariamente complici della degenerazione. Mostrerebbero invece una maggiore capacità di inglobare ed eliminare materiale potenzialmente nocivo.

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La scoperta

La scoperta arriva dal più vasto studio realizzato finora sulle cellule immunitarie cerebrali. Il lavoro è stato condotto dalla Icahn School of Medicine at Mount Sinai. La ricerca, guidata da Donghoon Lee e Panos Roussos, è stata pubblicata su Nature Genetics. Le dimensioni dell’indagine permettono uno sguardo particolarmente ampio. Gli studiosi hanno analizzato oltre 830.000 cellule immunitarie mieloidi. Il materiale proveniva dalla corteccia prefrontale di 1.607 donatori appartenenti a differenti fasce d’età.

Alzheimer…

I cervelli analizzati presentavano inoltre diversi livelli delle alterazioni patologiche associate all’Alzheimer. Questo ha consentito di osservare come cambiasse progressivamente il sistema immunitario cerebrale. Al centro dell’indagine troviamo soprattutto la microglia, autentica popolazione immunitaria residente del sistema nervoso centrale. Sono stati studiati anche i macrofagi perivascolari. L’analisi ha individuato sei sottoclassi, comprendenti complessivamente tredici distinti sottotipi di cellule mieloidi. Una sorta di atlante immunitario del cervello umano.

Il sottotipo…

Proprio all’interno di questa enorme popolazione è comparso il sottotipo che ha attirato l’attenzione degli scienziati. La sua presenza cresce parallelamente alla progressione dell’Alzheimer. Potrebbe sembrare una cattiva notizia, perché l’attivazione immunitaria viene spesso collegata ai processi infiammatori. Stavolta, però, il comportamento osservato racconta qualcosa di differente. Queste microglia sembrano assumere caratteristiche protettive, aumentando la capacità di fagocitare materiale indesiderato. Il cervello potrebbe quindi tentare autonomamente una forma di resistenza.

Il meccanismo

Il meccanismo individuato coinvolge tre protagonisti molecolari particolarmente interessanti, TREM2, MITF, GPNMB. Il loro collegamento sembra essenziale per mantenere questa condizione protettiva. Gli esperimenti effettuati sul tessuto umano e sui modelli murini hanno evidenziato soprattutto l’importanza della segnalazione mediata dalla proteina TREM2. Quando questo meccanismo funziona correttamente, la popolazione microgliale riesce a mantenere le caratteristiche osservate come favorevoli. Si apre così una strada scientificamente interessante.

TREM2 non arriva casualmente dentro questa storia. Alcune sue varianti genetiche sono già associate al rischio di sviluppare Alzheimer, insieme a geni come APOE. La nuova mappa potrebbe quindi collegare due mondi studiati spesso separatamente, predisposizione genetica, comportamento concreto delle cellule immunitarie durante l’avanzamento della malattia. Qui potrebbe trovarsi uno degli aspetti più importanti della ricerca. Non significa aver scoperto una cura, sarebbe scientificamente scorretto presentare così questi risultati.

Cosa significa?

Significa aver individuato un possibile meccanismo naturale di protezione. Comprenderlo potrebbe permettere un giorno di rafforzarlo, conservarlo oppure riprodurne farmacologicamente alcuni effetti. La prospettiva terapeutica sarebbe differente dagli approcci concentrati prevalentemente sull’amiloide. Non soltanto eliminare qualcosa, dunque, ma aiutare il cervello a difendersi meglio. La via TREM2-MITF-GPNMB diventa per questo un possibile bersaglio delle prossime ricerche. Prima di parlare di trattamento, però, serviranno ulteriori verifiche. Lo studio non dimostra ancora che modificare questo circuito rallenti l’Alzheimer negli esseri umani. Dimostra qualcosa di diverso, ma potenzialmente molto importante.

Individua un sistema molecolare necessario per sostenere lo stato protettivo osservato nelle microglia. Offre inoltre una mappa senza precedenti dell’immunità cerebrale. Dentro quella mappa potrebbe nascondersi una nuova maniera di affrontare l’Alzheimer. Non soltanto combattere ciò che distrugge, ma potenziare ciò che resiste. Il cervello, persino mentre la malattia avanza, potrebbe quindi non essere completamente disarmato. Capire come utilizza le proprie difese diventa adesso una nuova frontiera.

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