Il pachiderma della sinistra è la sua incapacità di accorgersi che il Paese è cambiato. Continuare a evocare la patrimoniale come fosse la grande risposta alle disuguaglianze significa non aver compreso come ragiona oggi l’elettore. Schlein e Fratoianni sembrano ancora prigionieri dell’Italia delle grandi fabbriche, delle tute blu e di un proletariato che non rappresenta più il blocco sociale di riferimento.
Il pachiderma della sinistra
Oggi la maggior parte delle famiglie possiede una casa, spesso acquistata dopo decenni di sacrifici, mutui, rinunce e precarietà. Quella casa non è un simbolo di ricchezza, ma l’unica sicurezza costruita in una vita. Per questo, ogni volta che la sinistra pronuncia la parola “patrimoniale”, anche se rivolta ai patrimoni più elevati, nell’immaginario collettivo passa un messaggio molto diverso: qualcuno vuole mettere le mani su ciò che appartiene alle persone comuni.
Viviamo di percezioni
La politica non vive di precisazioni tecniche, vive di percezioni. E la percezione, oggi, è che la sinistra continui a guardare la società con gli occhi di cinquant’anni fa. Non esiste più una netta contrapposizione tra ricchi e operai come veniva raccontata nei comizi del Novecento. Esiste una vasta fascia di cittadini che non si considera privilegiata, che teme di perdere quel poco che possiede e che vede nella casa l’unico patrimonio da lasciare ai figli.
Il pachiderma della sinistra
È qui che nasce l’errore politico. Invece di concentrare la battaglia sui grandi capitali improduttivi, sulle multinazionali che spostano utili all’estero, sulle rendite finanziarie e sui veri privilegi, si offre agli avversari un’arma comunicativa formidabile. Bastano poche parole: “La sinistra vuole tassare la vostra casa”. E il dibattito è già perso.
Una forza progressista dovrebbe parlare di salari, di potere d’acquisto, di sanità pubblica, di scuola, di lavoro stabile e di mobilità sociale. Dovrebbe dare l’impressione di proteggere chi fatica ogni giorno, non di minacciarne il piccolo patrimonio. Se continuerà a rincorrere vecchi schemi ideologici, finirà per rappresentare sempre meno il Paese reale e sempre più una minoranza che discute di un’Italia che non esiste più.
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