E IL VENEZUELA? Domanda scomoda, quasi stonata nel frastuono delle notizie pilotate. Perché il silenzio? Perché all’improvviso il Venezuela è evaporato dai radar mediatici, come se una nazione intera potesse essere archiviata con un clic? La risposta, forse, non è comoda per nessuno.

E IL VENEZUELA? Domanda scomoda, quasi stonata

Per mesi il Venezuela è stato presentato come il laboratorio del caos latinoamericano: crisi istituzionale, scontri di piazza, pressioni internazionali, sanzioni. Un copione perfetto per chi, da Washington, ama recitare la parte del salvatore che interviene dove “la democrazia è a rischio”. Poi, però, una mossa imprevista ha incrinato la narrativa: l’arrivo improvviso – e tutt’altro che simbolico – di navi da guerra russe al largo delle coste venezuelane. Un dettaglio che i media mainstream hanno preferito sussurrare, quasi fosse un incidente diplomatico da nascondere sotto il tappeto.

La geopolitica

Lì, nel punto esatto in cui la geopolitica incontra la realtà, gli Stati Uniti hanno improvvisamente ridimensionato la loro arroganza strategica. Fare la voce grossa è semplice quando dall’altra parte ci sono Paesi isolati, fragili, senza protezioni. È molto meno semplice quando, accanto a Caracas, compare l’ombra di Mosca, con il suo messaggio lapidario: “Non siete soli”.

E IL VENEZUELA? Domanda scomoda, quasi stonata

Questo silenzio mediatico non è casuale; è una cesura calcolata. Raccontare oggi il Venezuela significherebbe ammettere che le pressioni occidentali non hanno sortito gli effetti sperati, che Maduro non è crollato, che l’asse russo-cinese continua a espandersi silenziosamente nel continente latinoamericano. Significherebbe riconoscere che la geopolitica non è un gioco a senso unico. Ed è più comodo tacere che raccontare una storia in cui non si esce vincitori.Così il Venezuela scivola in una nebbia artificiale: non perché non accada nulla, ma perché ciò che accade disturba.

Il disturbo

Disturba i piani, le narrative, le semplificazioni. Disturba soprattutto chi, da decenni, considera l’America Latina il proprio cortile di casa.E allora, sì, la domanda torna: perché nessuno ne parla? Forse perché questa volta gli “spacconi” hanno trovato qualcuno disposto a rispondere.

Di Cento Righe

Centorighe.com è informazione indipendente, libera e senza padroni. Politica, cronaca, cultura e società raccontate senza filtri. Soltanto la verità conta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *