CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v80), quality = 82?

Concerto dei “I Cani” a Roma all’Atlantico… il ritorno dei padroni dell’Indie. Sono tormentati? Certo che si… ma i testi sono colti, intelligenti e con un Black humor da fare invidia al popolo britannico. Mai banali, attenti alla ricerca della nota “paracula” ma giustapposto.

Concerto dei “I Cani” a Roma: i padroni dell’Indie

E allora continuiamo così, con quella loro aria da “Non ci siamo mai sciolti, eravate voi che avete capito male”, mentre salgono sul palco come se fossero reduci da una guerra combattuta contro l’idiozia culturale degli ultimi dieci anni. Perché diciamolo: nel deserto sonoro loro restano gli unici ad avere ancora da dire senza mettersi a piangere addosso o a fingere rivelazioni spirituali comprate in saldo su qualche social.

E poi che spettacolo…

Si presentano a Roma con quella faccia da “siamo fuori posto ma è proprio per questo che siamo perfetti”. L’Atlantico si trasforma in una specie di acquario umano: ognuno osserva gli altri nella speranza di capire perché I Cani fanno ancora così male, così bene e così profondamente. Quando parte il primo pezzo, non senti solo la musica: senti l’ironia che taglia, la malinconia che morde, la risata che arriva un secondo dopo il pugno nello stomaco. Perché loro sono così: ti accarezzano e ti prendono in giro nello stesso verso della frase. Ti raccontano la vita come se fosse una sitcom scritta e presa a male, ma recitata alla perfezione.

Concerto dei “I Cani” a Roma: i padroni dell’Indi

Ti ci tirano dentro senza chiedere permesso, con quelle immagini quotidiane che diventano battaglie interiori, nevrosi elegantemente travestite da ritornello. Roma li accoglie come figliol prodighi ma senza la pacchianata dell’applauso facile. Qui si respira rispetto, quasi devozione. Tutti sanno che non stai assistendo a un semplice concerto: stai assistendo a un ritorno della cultura musicale… e i ritorni non sono mai innocenti… portano con sé cicatrici, memorie, ferite rimaste in frigo troppo a lungo.

Messi a nudo

Cicatrici urban style e I Cani le buttano tutte sul palco, a mani nude, senza farne mai melodramma. Ecco la loro forza: la sincerità che non si mostra, ma si percepisce. Elettro Pop? Si certo! Elettro Punk? No! Elettro Post Punk magari… Pop Rock? Ma quanto ne vuoi, soprattutto quando il ritmo rallenta e Contessa imbraccia una Fender Stratocaster con un suono limpido come l’anima di un bambino e la scena diviene quel british pop che fa sempre sognare. Si, perchè er Sor Nicolò Contessa, di cultura musicale ne ha da vendere: Battiato (per rimanere in Italia), Talking Heads e la loro Elettro New Wave, Laurie Anderson, Baustelle sul versante melodico-poetico. Noise elettronico per non dimenticare Tom Waits e riferimenti letterari David Foster Wallace, ad esempio e culturali di Wes Anderson, con lo sguardo sociologico a subculture giovanili e al mondo hipster.

Concerto dei “I Cani” a Roma: i padroni dell’Indie

Poi c’è la loro capacità di demolire il mondo senza sembrare distruttivi. Quei testi che parlano d’amore con la stessa precisione con cui parlano di alienazione urbana, tecnologia, depressione da millennial stanco e post-millennial disilluso. Non c’è posa, non c’è compiacimento: c’è una fotografia impietosa dell’epoca, sviluppata in una camera oscura piena di sarcasmo. Alla fine del concerto esci che ti senti strano: come se avessi ascoltato qualcuno dire esattamente ciò che volevi dire tu ma non sapevi da dove cominciare… e forse è proprio per questo che I Cani meritano di non avere un padrone. Perché non hanno mai smesso di cercare. Senza filtri, senza sconti, senza pietà… e noi masochisti consapevoli continueremo a volerli ascoltare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *