L’insegnante accoltellata? Dovrebbe essere la prima ad essere rinchiusa, perché? Perché è una isterica incapace di valutare la società. Che sappia valutare i suoi ragazzi me ne frega il giusto, ma pensare alle sue dichiarazioni senza rimanerne sconcertati, personalmente lo trovo risibile.
L’insegnante accoltellata? Dovrebbe essere la prima ad essere rinchiusa
La motivazione del potenziale omicida, anche se tredicenne è assurda: “La odiavo, volevo punirla perché sono arrivato in terza media con due debiti in italiano e storia”. Questa del ragazzino è una risposta deviata dall’anima e una mente malata che lo assilla. Nei fatti: l’aggressione sarebbe stata trasmessa in diretta Telegram, davanti agli occhi di alcune persone rimasti collegate mentre la violenza prendeva forma. Poco prima, il tredicenne avrebbe scritto una frase terribile: “Guardate il telegiornale dopo”, quasi volesse annunciare un gesto già pensato e preparato. Gli investigatori cercano ora di comprendere se qualcuno lo abbia incoraggiato, manipolato oppure spinto a trasformare il rancore in uno spettacolo destinato alla rete.
Chi ha salvato l’insegnante psicopatica?
A bloccare il piccolo criminale e futuro potenziale omicida è stato un altro alunno della scuola, un adolescente di origine congolese che vive in una casa-famiglia a Centocelle. Il ragazzo è intervenuto fisicamente, fermando il piccolo criminale e impedendogli di colpire nuovamente la professoressa. Detto questo, sapete cosa ha dichiarato la professoressa psicopatica? Isabella Marsilio, la psicopatica in questione, ha dichiarato di averlo perdonato e di volerlo incontrare per abbracciarlo. Ha detto di volergli ancora bene e di essere profondamente dispiaciuta per non aver compreso prima la gravità del suo malessere. Ma la psicopatica ha rincarato la sua follia con il resto della dichiarazione.
L’insegnante accoltellata? Dovrebbe essere la prima ad essere rinchiusa
Questa psicopatica dovrebbe essere radiata dalla scuola, rinchiusa e messa sotto cure psicologiche. Ma come, il passerotto bombarolo ti da una zaccagnata e la colpa è tua perché non hai compreso il suo cazzo di malessere? E qual è questo malessere, avere materie da riparare? Il problema della società attuale è avere questo tipo di persone che la abitano. La psicopatica non comprende che il futuro della società sono questi ragazzini che imparano a risolvere un problema o un disagio (probabilmente alienato dalla famiglia) con un coltello o con una pistola. Non deve perdonarlo, non esiste un comportamento simile. Quello che è utile è una legge che punisca direttamente questi criminaletti psicopatici già dall’adolescenza. E’ l’adolescenza che forma la cultura e il carattere e questi piccoli criminali devono essere allontanati preventivamente, in quanto, in un futuro molto prossimo, da maggiorenni, agiranno in questa maniere con il resto della società.
L’incapacità di valutare l’essere umano
Quel perdono precipitato diventa un messaggio devastante, perché insegna che qualsiasi comportamento possa essere compreso, giustificato e infine assolto senza affrontarne realmente le conseguenze. Una docente dovrebbe conoscere il valore educativo della responsabilità, dovrebbe sapere che perdonare non significa eliminare la pena, confondere la compassione con l’impunità oppure trasformare l’aggressore nell’unica persona da proteggere. Questa è la stessa malattia educativa che attraversa molte famiglie contemporanee, dove i nuovi genitori sembrano capaci soltanto di alienare gli adolescenti, consegnandoli agli smartphone, alle piattaforme e alle comunità virtuali. Non osservano, non ascoltano, non controllano, soprattutto non puniscono, perché temono di perdere l’affetto dei figli oppure di apparire autoritari.
L’insegnante accoltellata
Così ogni rimprovero diventa un trauma, ogni insufficienza un’ingiustizia, ogni regola una persecuzione, mentre il ragazzo cresce convinto che il mondo debba accettare ogni sua reazione. Punire non significa esercitare violenza, significa stabilire un limite, imporre una conseguenza, insegnare che la libertà finisce quando comincia la sicurezza degli altri. E poi la remigrazione? Pronunciata quasi fosse una formula magica capace di dividere gli esseri umani tra quelli degni di restare e quelli destinati a partire. A salvarle la vita non è stato uno dei tanti adulti impegnati a predicare sicurezza, ma un giovane congolese che ha rischiato personalmente, affrontando un ragazzo armato mentre gli altri rimanevano paralizzati.
Quel giovane rappresenta probabilmente una parte di popolo ancora legata a valori autentici, assoluti, antichi, perfino tribali nel significato più nobile del termine: l’onore, il coraggio, la responsabilità verso la comunità, il rispetto per gli anziani. Valori che la nostra società moderna ha progressivamente sostituito con l’indifferenza, l’egoismo, la paura di intervenire e l’ossessione di riprendere qualsiasi tragedia con un telefono.
Il ragazzo congolese
Avrebbe potuto restare fermo, voltarsi, scappare oppure proteggere soltanto se stesso, invece ha scelto di affrontare il pericolo e salvare la propria insegnante. Dopo un gesto simile, ci si sarebbe aspettati una riflessione profonda, un dubbio, magari la capacità di comprendere che l’umanità non possiede nazionalità, colore della pelle oppure permesso di soggiorno. L’unica cosa che questa donna riesce invece a ribadire è la remigrazione, come se quel ragazzo fosse stato abbastanza italiano per salvarle la vita, ma non abbastanza per meritare pienamente il diritto di costruirla qui. È una contraddizione morale spaventosa, quasi psicopatica nella sua freddezza, perché separa il gesto dall’essere umano che lo ha compiuto.
Quel giovane congolese le ha offerto protezione, coraggio e dignità, senza chiederle da dove venisse oppure quali idee avesse. Lei, davanti a quella grandezza, ha saputo rispondere ancora una volta con una parola piccola, misera e disumana: remigrazione. Vergognati psicopatica!
© Fabio Fiorina
