Schlein, la guerra e il silenzioso terremoto nel PD. Elly Schlein cammina sopra un terreno diventato improvvisamente fragile, perché la scelta di sostenere ancora militarmente Kiev divide elettori, militanti e alleati progressisti.
Elly Schlein cammina sopra un terreno minato
Dentro il Partito democratico, tuttavia, la segretaria non appare vicina alla caduta, poiché i riformisti condividono pienamente questa impostazione politica internazionale e militare. La contraddizione è evidente, quasi feroce, chi la combatte sulle questioni sociali oggi finisce per proteggerla proprio sulla guerra e sugli armamenti europei.
Il popolo democratico
Dall’altra parte esiste un popolo democratico stanco delle armi, spaventato dall’escalation, convinto che la diplomazia sia stata sacrificata agli interessi delle potenze occidentali. Questa parte non è piccola, non è silenziosa, ma rimane dispersa, senza una guida interna capace di trasformare il dissenso in maggioranza politica.
Elly Schlein cammina sopra un terreno minato
Perciò Schlein rischia meno nel suo partito, dove oppositori e sostenitori si neutralizzano, molto di più nel campo largo dilaniato da contraddizioni irrisolte. Giuseppe Conte ha compreso perfettamente quella frattura, parla direttamente ai pacifisti, denuncia il riarmo e trasforma l’Ucraina nel confine identitario dell’alternativa progressista italiana. Se le primarie avvenissero domani, la segretaria potrebbe scoprire che possedere il partito non significa necessariamente rappresentare tutto il popolo della possibile alternativa.
Elly Schlein cammina sopra un terreno minato
I sondaggi raccontano scenari opposti, qualcuno vede Conte avanti nettamente, qualcun altro assegna a Schlein una vittoria larga, quindi nessuna previsione è definitiva. Ma i numeri indicano una verità politica innegabile, l’elettorato progressista non accetta più automaticamente le decisioni internazionali confezionate nelle stanze europee e atlantiche.
Pace…
La parola pace non può restare una decorazione nei congressi, mentre fuori continuano spedizioni militari, bilanci armati, dichiarazioni aggressive e obbedienze diplomatiche inconfessabili. Schlein tenta di mantenere insieme solidarietà all’Ucraina, difesa comune europea, rifiuto del militarismo e dialogo con Conte, operazione difficile, forse destinata a fallire.
Una spaccatura vera
Ogni passo verso i riformisti allontana i pacifisti, ogni concessione al Movimento provoca reazioni, accuse di cedimento e minacce più o meno nascoste. È questo il vero pericolo, non una congiura immediata nel Nazareno, ma una lenta perdita di autorevolezza davanti alla base e alla coalizione. Una sconfitta alle primarie cambierebbe tutto, aprirebbe una resa dei conti, rafforzerebbe avversari rimasti prudentemente nell’ombra e trasformerebbe la guerra nella prova decisiva.
Incapacità evidente
Non verrebbe rovesciata perché pacifista, come temevano i moderati, ma perché considerata troppo vicina a una strategia incapace di costruire davvero la pace. Oggi Schlein conserva il controllo, domani potrebbe conservare soltanto la segreteria, mentre la guida politica dell’alternativa passerebbe definitivamente nelle mani di qualcun altro.
© Fabio Fiorina
