Il rantolo del grande maiale… chi ha orecchi per intendere intenda. Nel grande querceto viveva una comunità di maiali, ogni mattina i più grossi arraffavano le ghiande migliori, lasciando ai maialini soltanto avanzi marci. Le loro mangiatoie traboccavano, le dispense erano colme, eppure nessuno desiderava rinunciare a una sola ghianda per nutrire i più piccoli del querceto.
Il rantolo del grande maiale
Un giorno il capo salì sopra un vecchio tronco, guardò attentamente i compagni, respirò profondamente e parlò con voce ferma alla comunità riunita. “Mangiamo troppe ghiande”, disse, “i frutti non sono infiniti, i maialini devono crescere forti, nessuno può addormentarsi affamato dentro questo bosco antico, generoso”. “Da domani ogni adulto riceverà qualche ghianda in meno”, continuò il capo, “affinché i piccoli possano finalmente mangiare, vivere, diventare grandi e liberi”.
I maialini erano felici
I maialini esultarono, i maiali grassi abbassarono il muso, grugnirono rabbiosamente, considerarono quella scelta una scandalosa offesa ai loro privilegi secolari e intoccabili. Passarono alcuni mesi, una sera il capo cominciò a rantolare, respirava sempre peggio, cercava aiuto, ma nessun maiale si avvicinava davvero al giaciglio. Rantolò ancora, mentre molti compagni osservavano soddisfatti, malevoli, quasi felici di vederlo morire, all’alba il vecchio capo lentamente chiuse gli occhi per sempre.
Il rantolo del grande maiale
Presto elessero il successore, un maiale maligno, vanitoso, tremendamente legato alle ricchezze, pronto a chiamare sacrificio necessario la fame degli altri maiali poveri. Dei maialini non gli importava nulla, non appartenevano alla sua corte, non lucidavano il trono, non celebravano ogni giorno la sua gonfia maestà. Un giorno ancora aggrappato all’estate uscente, convocò tutti sotto la quercia maggiore, promise prosperità, quindi cancellò la decisione del suo scomodo predecessore morto.
“Da oggi”, proclamò sorridendo, “i maiali adulti torneranno ad avere tutte le ghiande di prima, perché chi possiede merita sempre di possedere ancora”. I grandi applaudirono, le mangiatoie traboccarono, i piccoli tornarono nel fango, il silenzio divenne complice della fame, chi ha orecchi per intendere, intenda.
© Fabio Fiorina
