Zuppi: “La scuola deve includere, è uno strumento di pace e giustizia”. La scuola non può diventare una frontiera sorvegliata, un luogo dove dividere, selezionare ed escludere, perché educare significa accogliere, comprendere, costruire libertà e responsabilità. Con questo messaggio il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha aperto a Roma i lavori del Consiglio episcopale permanente, intervenendo mentre il governo Meloni annuncia misure per limitare la presenza degli studenti stranieri nelle classi e vietare alle ragazze l’utilizzo del burqa.
Zuppi: “La scuola deve includere”
Zuppi ha riportato il confronto alla funzione più autentica della scuola, quella di luogo d’integrazione, uguaglianza, crescita personale e incontro tra persone provenienti da esperienze differenti. Richiamando il documento Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, il presidente della Cei ha ricordato che le disuguaglianze educative rappresentano una ferita non più tollerabile, perché il luogo di nascita, le condizioni economiche, le difficoltà fisiche e il contesto sociale non possono decidere il futuro di un ragazzo.
Una scuola inclusiva
Una scuola realmente inclusiva, ha spiegato il cardinale, costituisce uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace, perché permette alle differenze di incontrarsi senza trasformarsi in barriere. La riapertura delle scuole, dunque, non riguarda soltanto studenti, insegnanti e famiglie, ma coinvolge l’intera società, chiamata a interrogarsi sul futuro delle nuove generazioni e sulle proprie responsabilità. Educare non significa semplicemente completare programmi, applicare metodologie oppure accumulare informazioni, significa accompagnare una persona verso la libertà, insegnarle a cercare la verità, riconoscere il bene, rispettare gli altri e trovare consapevolmente il proprio posto nel mondo.
Zuppi: “La scuola deve includere”
Zuppi ha ricordato anche i recenti episodi di violenza avvenuti nelle scuole, compreso il caso del tredicenne di Centocelle che ha accoltellato un’insegnante durante una lezione, una vicenda che impone riflessioni serie, risposte responsabili e una presenza adulta più credibile. Non bastano indignazioni momentanee, dichiarazioni solenni oppure punizioni annunciate sotto la pressione della cronaca, occorre comprendere perché la violenza stia diventando, per alcuni adolescenti, una forma ordinaria di linguaggio. La seconda grande sfida riguarda il cambiamento tecnologico e l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella didattica, uno strumento dalle enormi possibilità che non potrà mai sostituire il rapporto umano tra docente e studente.
Intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale può offrire risorse preziose, velocizzare la ricerca, aiutare l’apprendimento, ma nessun algoritmo possiede lo sguardo di un insegnante capace di correggere, incoraggiare, comprendere e accompagnare. La scuola non deve competere con le macchine nella rapidità delle risposte, deve insegnare a formulare quelle domande profonde che rendono la vita consapevole, libera e veramente umana. Esiste poi la sfida del pensiero critico, forse la più difficile dentro una società sommersa da notizie, immagini, slogan, manipolazioni e verità confezionate per essere consumate velocemente.
Zuppi: “La scuola deve includere”
Gli studenti devono imparare ad approfondire, verificare, distinguere il vero dal falso, trasformando l’informazione in conoscenza e la conoscenza in quella sapienza necessaria per affrontare la vita. L’augurio conclusivo di Zuppi è rivolto a tutte le comunità educative italiane, affinché sappiano generare fiducia, passione e responsabilità, senza lasciare nessuno ai margini.La scuola non è un corridoio da attraversare velocemente per ottenere un titolo, è il grande cantiere del nostro futuro comune, dove la tecnologia deve servire la persona e mai trasformare la persona in servitrice della tecnologia.
© Fabio Fiorina
