Una strategia fallimentare mette K.O. gli USA. Le notizie delle ultime ore indicano con chiarezza che l’operazione militare condotta da Stati Uniti e Israele non ha prodotto il risultato strategico che molti analisti occidentali avevano previsto. Iran, lungi dal cedere sotto la pressione militare, continua a rispondere colpo su colpo, dimostrando una capacità di resistenza e di reazione che mette in discussione l’idea — molto diffusa nelle capitali occidentali — che la superiorità tecnologica e militare basti a piegare qualsiasi avversario.
Una strategia fallimentare mette K.O. gli USA
Questo errore di valutazione nasce da una profonda incomprensione storica e culturale. La civiltà persiana non è una realtà improvvisata o recente: affonda le sue radici in oltre cinquemila anni di storia, cultura e tradizione politica. Pensare di poterla intimidire o piegare rapidamente con bombardamenti, sanzioni e minacce significa ignorare completamente il peso della memoria storica e dell’identità di un popolo.
L’Occidente continua a guardare al Medio Oriente attraverso una lente di superiorità morale e strategica che spesso si rivela miope.
K.O. strategico
Le leadership di Washington e Tel Aviv sembrano convinte che la pressione militare possa produrre rapidamente un collasso interno del sistema iraniano. In realtà, ogni attacco esterno rischia di produrre l’effetto opposto: rafforzare il nazionalismo e consolidare il fronte interno contro quello che viene percepito come un’aggressione straniera.
Una strategia fallimentare mette K.O. gli USA
È possibile che molti cittadini iraniani nutrano critiche profonde verso il loro sistema politico e verso il potere clericale. Tuttavia, la storia dimostra che di fronte a una minaccia esterna i popoli tendono a compattarsi. E nel caso iraniano, l’ostilità verso quella che viene definita la potenza egemonica occidentale rimane un elemento fortissimo della narrativa politica nazionale. Ancora una volta, quindi, il rischio è che l’Occidente stia ripetendo un errore già visto in altri conflitti: sottovalutare la forza delle identità storiche e sopravvalutare l’efficacia della coercizione militare
