U.S.-born Cardinal Robert F. Prevost, prefect of the Dicastery for Bishops under Pope Francis, leaves the Vatican Synod Hall April 22, 2025, after the first general congregation of the College of Cardinals. Cardinal Fabio Baggio, undersecretary of the Dicastery for Promoting Integral Human Development, walks out behind him. (CNS photo/Vatican Media)

Mentre il Papa s’illude di dirigere cori celesti, di tessere fughe d’organo che risalgono come incenso verso un Dio troppo lontano per ascoltare, nel retrobottega del cosmo accade l’indicibile: il Dio distratto, quel Dio bambino che gioca con i mondi come con biglie di luce, non si degna di sussurrare nulla alla sua Santità.

Un Papa maestro di coro e corali?

Tace la più crudele delle verità: che gli uomini armati del vecchio Sion, figli di una promessa bruciata dal fanatismo, continuano a disseminare morte, da Gaza al Libano, nelle culle spaccate, nei sorrisi mai nati, nelle notti strappate al respiro dei piccoli.

Un Papa maestro di coro e corali?

E mentre le campane di Roma cercano di suonare l’armonia del Regno, altrove la musica è un rogo: sibili di missili, frantumi di vetro, pianti che nessun coro potrà mai accordare. Lì, dove la terra è un santuario violato, il sangue dei bambini scorre come un inchiostro sacro e profano, un’acqua rossa che chiede al cielo di ricordarsi di essere cielo. Ma il cielo, oggi, è un buco nero spirituale: inghiotte preghiere, non restituisce risposte.

Povero papariello

E allora il Papa, povero pontefice di un ponte spezzato, resta lì, a evocare canti mentre attorno un Dio disattento lascia che altri dèi — quelli di ferro, di fuoco, di politica e superbia — orchestrino il massacro. In questo teatro lisergico, dove l’incenso diventa fumo tossico e la liturgia si muta in delirio, resta solo un’immagine: un dio che non è più Padre, ma un regista assente; un dio che permette a questo “papariello”, fragile e devoto, di credere ancora nella pace mentre la pace implode.

E i bambini, loro sì, sono l’unico vero Vangelo: un Vangelo fatto a pezzi, che grida più forte di tutte le omelie del mondo.

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