C’è chi ancora si ostina a cercare una lacrima negli occhi del Papa. Un barlume, un tremito, un’ombra d’umanità. Ma niente: lo sguardo resta quello di un funzionario dell’Onu sotto sedativi, un diplomatico professionista della neutralità, un alchimista del “né da una parte né dall’altra” anche davanti ai corpi minuscoli dei bambini dilaniati dai bombardamenti israeliani. Lì, dove qualsiasi essere umano si spezza, la Santa Sede invece sospira, pondera, consulta, calibra. Una teologia del cerchiobottismo che rasenta la coreografia.

Una lacrima negli occhi del Papa?

Il mondo brucia, Gaza si sbriciola, il Libano piange i suoi piccoli fantasmi, ma la grande macchina ecclesiastica continua a marciare con l’indifferenza liturgica di chi ha visto di peggio… e lo ha spesso coperto. Dopotutto, per una Chiesa abituata ai propri crimini interni, cosa vuoi che siano quelli degli altri? Migliaia di preti pedofili sparsi per mezzo secolo come spore velenose—e la gerarchia lì, a spostare dossier, spolverare armadi, occultare invece di confessare. Lì sì che l’istinto paterno si accendeva: proteggere i carnefici, mica le vittime.

Di cosa stupirsi?

E allora stupirsi della freddezza papale davanti ai bambini palestinesi è quasi ingenuo. “Neutralità”, la chiamano. Ma è la neutralità di chi non ha sentimenti, solo interessi. Di chi benedice il capitalismo spirituale e stringe mani che odorano di armi, appalti, affari. Perché quando si tratta di Israele, quello che molti governi osano appena mormorare, il Vaticano sussurra in una nebbia di prudenza diplomatica: non sia mai che la banca vaticana perda un sorriso, un canale, un favore.

Una lacrima negli occhi del Papa?

Così il Papa appare come l’icona perfetta di un clero che ha smarrito Dio e trattenuto solo la cassaforte. Predica pace, ma firma accordi. Invoca l’amore, ma tace davanti ai bambini macellati. Condanna l’odio, ma si accompagna con Stati che praticano bombardamenti come fossero sacramenti bellici. E quando poi qualcuno osa ricordare le complicità ecclesiastiche con le mafie, gli affari in ombra, i silenzi comprati, ecco che la Santa Madre Chiesa si offende, si risente, si compatta: guai a disturbare l’eterno sonno morale.

Una Chiesa morta

Una Chiesa così non è più nemmeno cinica: è stanca, svuotata, incartapecorita nell’odore del proprio incenso. E il Papa, povero simbolo di un potere che non sa più essere umano, resta lì, neutrale come una pietra tombale.

Una neutralità che, a conti fatti, assomiglia terribilmente a un tradimento.

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