UN AGENTE MUORE, IL PAESE SI COMMUOVE. UN OPERAIO MUORE, IL PAESE VOLTA PAGINA.

Un agente della Polizia Locale di Milano è morto durante l’inseguimento di un SUV che non si era fermato a un posto di blocco. Il motociclista, Francesco Imprezzabile, 35 anni, ha perso il controllo del mezzo ed è morto mentre era in servizio. Questo è il fatto. Tutto il resto viene dopo.

UN AGENTE MUORE, IL PAESE SI COMMUOVE. UN OPERAIO MUORE, IL PAESE VOLTA PAGINA

Quello che non sopporto sono i messaggi di cordoglio. Addirittura quelli del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio e delle più alte autorità dello Stato. Immediatamente arrivano le dichiarazioni solenni, le parole sul sacrificio, sul senso del dovere, sugli uomini e le donne che servono il Paese indossando una divisa. E sia chiaro: il dolore della famiglia merita rispetto, così come merita rispetto la vita spezzata di un lavoratore che stava svolgendo il proprio compito.

Ma allora la domanda è inevitabile

Dove sono questi messaggi quando muore un operaio schiacciato da una pressa? Dove sono quando un muratore precipita da un’impalcatura? Dove sono quando un manutentore resta folgorato, quando un agricoltore viene travolto da un trattore, quando un lavoratore perde la vita in una fabbrica, in un magazzino o in un cantiere? Basta!!! Con questa ipocrisia da ben pensanti.

UN AGENTE MUORE, IL PAESE SI COMMUOVE. UN OPERAIO MUORE, IL PAESE VOLTA PAGINA

Nel 2025 in Italia sono morte sul lavoro oltre mille persone. Secondo i dati INAIL le denunce di infortunio mortale sono state 1.093. Significa una media di circa tre morti al giorno. Tre famiglie distrutte ogni giorno. Tre funerali ogni giorno. Tre vite che non tornano a casa ogni giorno. Eppure non ricordo mille comunicati del Quirinale. Non ricordo mille dichiarazioni dei presidenti del Consiglio. Non ricordo l’apertura quotidiana dei telegiornali nazionali. La maggior parte di quei morti resta confinata nelle pagine locali dei giornali, in poche righe di cronaca, spesso dimenticata dopo ventiquattro ore.

La gerarchia della morte

È evidente che esiste una gerarchia del dolore. Alcune morti diventano simboli nazionali, altre restano statistiche. Alcune meritano le massime autorità dello Stato, altre soltanto una breve nota sindacale e il silenzio. La verità è che ogni lavoratore morto mentre svolge il proprio dovere dovrebbe ricevere lo stesso rispetto. Perché il muratore che sale su un ponteggio serve il Paese quanto un agente che sale su una moto. L’operaio che entra in fabbrica alle sei del mattino serve il Paese quanto chi indossa una divisa. Il camionista, il magazziniere, il saldatore, il manutentore, l’elettricista, il bracciante agricolo servono il Paese ogni giorno, spesso in condizioni difficili e con rischi enormemente sottovalutati!!! Ipocriti!!!

UN AGENTE MUORE, IL PAESE SI COMMUOVE. UN OPERAIO MUORE, IL PAESE VOLTA PAGINA

Se il cordoglio istituzionale deve essere il riconoscimento del sacrificio di chi lavora, allora dovrebbe appartenere a tutti. Altrimenti non è un omaggio al lavoro. È soltanto una distinzione tra morti di serie A e morti di serie B… e questa differenza vi serve come il pane… perché alle forze dell’ordine gli dovete leccare il culo per sentirvi protetti cari i miei politici corrotti.

7

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *