Bettino Craxi lo volevano politicamente morto perché fu l’unico ad assumersi la responsabilità di dire pubblicamente ciò che tutti sapevano: il finanziamento illecito ai partiti era il sistema, non l’eccezione. Mentre molti tacevano, lui parlò. Mentre altri si prepararono a salvarsi, lui scelse di affrontare il Parlamento senza nascondersi dietro l’ipocrisia.
Craxi, il coraggio di dire
Alla domanda del pubblico ministero Antonio Di Pietro, Craxi rispose con parole destinate a entrare nella storia della Repubblica:
“Ma io sono sempre stato al corrente della natura non regolare dei finanziamenti ai partiti e al mio partito. L’ho cominciato a capire quando portavo i pantaloni alla zuava…”
Non negò. Non cercò alibi. Non scaricò la responsabilità su funzionari o collaboratori. Ebbe il coraggio politico di affermare che quel sistema esisteva da decenni e che era conosciuto da tutti. Quando dichiarò che “i bilanci erano sistematicamente dei bilanci falsi”, non stava parlando soltanto del Partito Socialista. Stava puntando il dito contro un’intera classe dirigente che, per anni, aveva accettato, tollerato e utilizzato lo stesso meccanismo.
Il 3 luglio 1992…
Il suo discorso del 3 luglio 1992 rimane uno dei momenti più drammatici della storia politica italiana. Craxi sostenne che il finanziamento irregolare non fosse la deviazione di un singolo partito, ma una caratteristica strutturale della Prima Repubblica. Negli anni successivi, numerosi studiosi e osservatori hanno riconosciuto che il fenomeno coinvolgeva una parte molto ampia del sistema politico, pur con responsabilità differenti tra partiti e persone.
Il grande politico
Si può giudicare Craxi, criticarlo o condannarne le responsabilità personali. Ma è difficile negargli una qualità che in politica appartiene a pochi: il coraggio di guardare il Paese negli occhi e dire una verità scomoda, quando quasi tutti gli altri preferivano il silenzio. Per questo, ancora oggi, la sua figura continua a dividere. Non perché abbia raccontato una favola, ma perché ebbe l’audacia di rompere il muro dell’ipocrisia.
Craxi, il coraggio di dire e di fare
Molti, pseudo cattocomunisti semi analfabeti politici e, ex democristiani della corrente ecclesiastica, prendono in considerazione soltanto i giorni di mani pulite, dove anche in quel caso si è dimostrato il migliore, il più colto… L’uomo. Craxi è stato, come uomo politico, uno dei più illuminanti e illuminati.
Il governo di Bettino Craxi è stato uno dei più longevi della Prima Repubblica e ha lasciato un segno profondo nella politica e nell’economia italiana. I cambiamenti avviati durante il suo esecutivo sono considerati passaggi importanti della modernizzazione del Paese.
- Il taglio della scala mobile (1984)
Con il cosiddetto “decreto di San Valentino”, il governo ridusse il meccanismo automatico di adeguamento dei salari all’inflazione. La misura fu duramente contestata dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro e dal Partito Comunista Italiano, ma contribuì a ridurre un’inflazione che all’inizio degli anni Ottanta era ancora molto elevata. - La crisi di Sigonella (1985)
Craxi rivendicò la sovranità italiana durante la crisi seguita al sequestro della nave Achille Lauro. Alla base militare di Base Aerea di Sigonella si oppose alla richiesta degli Stati Uniti di prendere in consegna i sequestratori, facendo prevalere la giurisdizione italiana. L’episodio è ancora oggi considerato uno dei momenti di maggiore autonomia della politica estera italiana. - Rafforzamento del ruolo internazionale dell’Italia
Durante il suo governo, l’Italia aumentò il proprio peso diplomatico nel Mediterraneo, in Europa e nei rapporti con il Medio Oriente, cercando una politica estera più autonoma pur restando saldamente nell’alleanza occidentale. - Modernizzazione dell’economia
Il governo favorì investimenti, innovazione e crescita del settore privato. Furono sostenuti comparti industriali strategici e si consolidò l’immagine di un’Italia dinamica e competitiva nei mercati internazionali. - Riforme istituzionali
Craxi fu tra i primi leader della Prima Repubblica a sostenere apertamente la necessità di rafforzare l’esecutivo, superare l’instabilità dei governi e introdurre riforme in senso maggioritario. Molte di queste idee sarebbero entrate nel dibattito politico degli anni successivi. - Nuovo Concordato con la Santa Sede (1984)
Il governo firmò la revisione dei Patti Lateranensi, ponendo fine al cattolicesimo come religione di Stato e introducendo il sistema dell’otto per mille. - Lotta all’inflazione
L’inflazione, che aveva caratterizzato gli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, diminuì sensibilmente durante il suo mandato, contribuendo a una maggiore stabilità economica. - Politica europea
Craxi sostenne il rafforzamento del processo di integrazione europea e partecipò attivamente ai negoziati che prepararono il mercato unico.
Il governo Craxi è ricordato per la modernizzazione dell’Italia, la stabilità politica e una maggiore autorevolezza internazionale.
Bettino Craxi non è stato un semplice Presidente del Consiglio. È stato uno statista che ha avuto il coraggio di cambiare l’Italia quando cambiare significava sfidare interessi, ideologie e poteri consolidati. Ha restituito autorevolezza internazionale al Paese, ha difeso la sovranità nazionale a Sigonella senza piegare la testa agli Stati Uniti, ha combattuto un’inflazione che stava divorando salari e risparmi, ha modernizzato l’economia e aperto la strada a riforme che ancora oggi segnano il dibattito politico.
Craxi governava con una visione, non inseguiva i sondaggi. Ha lasciato un’Italia più forte, più rispettata e più consapevole del proprio ruolo nel mondo. La storia, prima o poi, rende giustizia a chi ha avuto il coraggio di guidarla.
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