Sappiamo, attraverso fonti non divulgabili al momento, ma certe come la morte e le tasse, che tra Israele e il Vaticano esiste una collaborazione su vasta scala. Anche se alcuni facinorosi esaltati attaccano i cristiani a Gerusalemme, tra i governi israeliani e quelli vaticani esistono accordi indissolubili.

Tra Israele e il Vaticano esiste una collaborazione su vasta scala

Al Vaticano sono garantiti controllo, sicurezza e indipendenza nella gestione di tutti i siti sacri e degli alberghi destinati a turisti e pellegrini, in ogni città legata alla tradizione evangelica. È un affare da miliardi di dollari! In cambio, la Santa Sede fa meno rumore possibile sulle azioni militari israeliane. Le fonti confermano lo scambio di informazioni tra il servizio segreto vaticano e il Mossad israeliano, insieme all’appoggio economico.

Lo svuotamento sistematico

Le medesime fonti confermano lo svuotamento dell’«Obolo di San Pietro», indicato nel dossier come la seconda banca vaticana. Confermano anche il passamano di denaro tra immobiliaristi esterni e Israele. Quest’ultimo garantisce al Vaticano un posto in prima fila nella ricostruzione del famigerato Gaza Resort.

In una guerra realmente non voluta e contrastata, la prima azione compiuta da una nazione è il ritiro dei propri ambasciatori. L’Europa, Italia compresa, non pensa minimamente di compiere questa operazione. Appoggia pienamente la scelta Netanyahu/USA, mentre — e mi pesa dirlo — il Vaticano protegge principalmente i propri interessi sul posto.

Tra Israele e il Vaticano

Una rottura manda in fumo miliardi di dollari. I tour operator vaticani muoiono in un attimo e tutti i siti legati alla tradizione cristiana si perdono per sempre. Questo fa il Vaticano: appoggia una nazione infame per tutelare miliardi di dollari. La questione non è più diplomatica ma morale, economica e perfino teologica. Non stiamo osservando una Chiesa prudente, costretta a negoziare per proteggere i fedeli. Stiamo guardando un’enorme holding religiosa difendere il proprio patrimonio mentre Gaza viene cancellata metro dopo metro.

Cosa pretendere?

Il punto non è pretendere dal Vaticano una dichiarazione di guerra contro Israele. Il punto è comprendere perché il dolore viene dosato con tanta precisione. Ogni parola è pesata affinché non superi quella soglia oltre la quale cominciano i problemi veri: permessi, proprietà, alberghi, pellegrinaggi, concessioni e denaro. Moltissimo denaro.

Quella definita prudenza diplomatica è soltanto la paura di perdere privilegi accumulati sotto il mantello della fede. Gesù cacciava i mercanti dal tempio. I suoi presunti eredi trattano con i mercanti pur di conservare la gestione del tempio, delle camere, dei biglietti e dei negozi circostanti. Il Vangelo predicato nelle basiliche diventa così un magnifico depliant pubblicitario, utile per riempire alberghi, pullman e casseforti.

Tra Israele e il Vaticano esiste una collaborazione su vasta scala

Il silenzio non è sempre pace. Talvolta è un contratto. La diplomazia non rappresenta sempre responsabilità. Qualche volta è soltanto il nome elegante assegnato alla convenienza quando la coscienza diventa economicamente troppo costosa. Le benedizioni restano gratuite, naturalmente. Tutto ciò che circonda i luoghi delle benedizioni, invece, possiede un prezzo, un proprietario e probabilmente anche un intermediario.

Il Vaticano deve rendere pubblici tutti gli accordi economici, immobiliari, turistici e operativi esistenti con Israele. Deve spiegare quali garanzie riceve, quali impegni assume e quali interessi rischia di perdere attraverso una condanna realmente severa. La trasparenza non rappresenta un problema quando non esiste nulla da nascondere.

Interessi miliardari

Gli interessi miliardari emergono e impediscono di parlare soltanto dell’ennesima ambiguità diplomatica della Santa Sede. Parliamo di una Chiesa capace di commemorare i morti, benedire le vittime e contemporaneamente proteggere gli affari resi possibili da chi quelle vittime continua a produrle.

È la definitiva trasformazione della croce in un’insegna commerciale. Cristo continua a morire, ma questa volta accanto al tabernacolo c’è un registratore di cassa.


© Nazir Houssein

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