La follia della cieca Germania è tornata con i suoi abiti ripuliti. Mi chiamo Hans, sono nato a Torgau, in Sassonia, e oggi faccio i conti con la follia della cieca Germania.

La follia della cieca Germania

I neonazisti sono tornati e chi continua a sminuire il voto appena passato è uno stolto. La storia, in passato, cominciò così. Una promessa di ristabilire un ordine morale, amorale soltanto per chi costruì quel programma politico. Oggi quello stesso veleno viene rimodellato per i tempi: più moderno nell’aspetto, apparentemente ripulito, ma identico nell’anima.

Tirati a nuovo con un’anima vecchia

Non indossa più gli stivali lucidi, non marcia necessariamente in uniforme, non saluta mostrando il braccio. Arriva in giacca, parla attraverso i social, pronuncia parole studiate, trasforma la paura in consenso e il rancore in programma elettorale. Il 43,8% ottenuto dall’AfD in Sassonia-Anhalt non è una protesta passeggera. Non è una febbre improvvisa. Non è neppure il voto distratto di un popolo confuso. Quasi un elettore su due ha scelto consapevolmente una forza di estrema destra. Lo ha fatto con un’affluenza altissima, sapendo perfettamente cosa stesse votando.

La follia della cieca Germania

Chi continua a chiamarlo “voto di protesta” assolve troppo facilmente gli elettori. Il voto è una responsabilità. Dentro una cabina elettorale nessuno viene costretto a disegnare una croce. Ogni croce possiede un peso politico, morale, storico. La vecchia Germania dovrebbe saperlo meglio di qualunque altra nazione. Hitler non sfondò la porta del potere con un carro armato. Le urne lo resero indispensabile, i palazzi lo considerarono utilizzabile, i conservatori pensarono di poterlo controllare. Quando compresero l’errore, la Germania stava già bruciando insieme all’Europa.

La follia è tornata

Sono nato a Torgau, la città dove, nel 1945, americani e sovietici si incontrarono sull’Elba. Quella stretta di mano annunciava la fine del mostro nazista. Oggi, proprio nelle terre che avrebbero dovuto custodire maggiormente quella memoria, il fantasma torna ad avere un corpo, una voce, milioni di voti. Nel frattempo la Germania si riarma, aumenta la spesa militare, torna a pronunciare con orgoglio parole come potenza, sicurezza, disciplina, interesse nazionale. Tutto questo accade mentre l’estrema destra raddoppia i consensi. Soltanto un cieco potrebbe non vedere il pericolo. Soltanto uno stolto potrebbe considerarlo una coincidenza trascurabile.

La follia della cieca Germania

Non sto dicendo che il 2026 sia già il 1933. Sto dicendo qualcosa di molto più scomodo: quando arrivò il 1933, quasi nessuno comprese immediatamente che fosse davvero il 1933. La storia non ritorna indossando gli stessi abiti. Cambia linguaggio, simboli, strumenti, si rende presentabile, entra nei salotti televisivi e pretende rispetto istituzionale. Il veleno, però, resta identico: una nazione umiliata, un nemico da indicare, una minoranza da colpire, un passato da riscrivere.

La Germania non è cieca perché non riesce a vedere. È cieca perché, ancora una volta, sceglie di non guardare. La follia più grande sarebbe aspettare le svastiche prima di riconoscere il nazismo.

© Hans CPC

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