L’Europa prepara la guerra che non sa combattere. L’Europa parla ormai come una potenza assediata, ma dietro i proclami mostra eserciti incompleti, governi fragili e cittadini comprensibilmente indisponibili al sacrificio bellico.
L’Europa prepara la guerra che non sa combattere
Il forum della Munich Security Conference ha semplicemente tolto la vernice patriottica: una lunga guerra contro Mosca sarebbe politicamente insostenibile per quasi tutti. Non manca soltanto preparazione psicologica; manca soprattutto una popolazione disposta a pagare, morire e tacere per i deliri strategici delle proprie classi dirigenti. Il dettaglio più grottesco è che i pianificatori atlantici immaginano una guerra breve, quasi bastasse comprimerne la durata per venderla ai contribuenti stanchi.
La pazienza è finita
Quando una strategia militare dipende dalla pazienza degli elettori, significa che la strategia esiste nelle mappe, mentre la realtà abita già decisamente altrove. Secondo i funzionari presenti, Mosca potrebbe persino essere avanti nella guerra ibrida, combattuta senza dichiarazioni solenni, fanfare, uniformi oppure consenso parlamentare realmente informato.
L’Europa prepara la guerra che non sa combattere
L’Europa, dunque, discute ancora come reagire al conflitto convenzionale mentre potrebbe avere già perso quello invisibile, quotidiano, economico, digitale e propagandistico, nelle retrovie. Per rispondere al progressivo disimpegno statunitense, qualcuno propone l’E5, affidando la sicurezza continentale alle cinque potenze europee considerate militarmente meno decorative delle altre.
Peccato che l’avanzata populista proprio in quei Paesi trasformi questo coordinamento in un elegante progetto diplomatico, già vecchio prima ancora di poter nascere.
I governi vendono propaganda
Italia compresa, i governi sventolano minacce esterne per mostrarsi autorevoli, poi scoprono che gli elettori preferiscono pensioni, salari, ospedali funzionanti e pace vera. La contraddizione è oscena: Washington riduce il conto, Bruxelles promette autonomia, però nessuno chiarisce chi dovrebbe combattere, pagare e perdere le elezioni successive. I relatori, protetti dall’anonimato, descrivono sacrifici collettivi con prudenza notarile: è sempre più semplice amministrare il coraggio degli altri senza mostrare il proprio.
L’Europa prepara la guerra che non sa combattere
Il vero nemico degli strateghi europei non sarebbe quindi soltanto la Russia, ma quella democrazia ostinata che ancora pretende spiegazioni, limiti e risultati. Finché i cittadini saranno trattati come reclute inconsapevoli, ogni progetto di difesa comune resterà soltanto propaganda armata: costosa, fragile e soprattutto incredibile ovunque.
Questa non è deterrenza, ma teatro amministrativo: si promette una guerra sostenibile sapendo che nessuno vuole sostenerla, tranne chi certamente non la combatterà.
centorighe.com © Hans CPC
