I tagli alla sanità del governo Meloni sono come quelle crepe sul muro che tutti fingono di non vedere: all’inizio sembrano piccole, “una sistematina e passa tutto”, poi all’improvviso ti ritrovi la casa che scricchiola come un film dell’orrore di serie B. E loro, i governanti della patria, invece di correre ai ripari, cosa fanno? Si mettono a discutere di “ottimizzazione delle risorse”, che tradotto dal politichese vuol dire: ti tolgo qualcosa e devo pure farti credere che te l’ho regalata.
Tagli alla sanità
È sempre la stessa storia. La narrazione eroica di chi promette “più efficienza” e “meno sprechi”, che però nella realtà si traduce con liste d’attesa che diventano romanzi a puntate, pronto soccorso trasformati in campi profughi del dolore, medici che scappano all’estero come se fossero perseguitati da un demone fiscale, e noi, poveri illusi, che restiamo qui a fare la fila con il numeretto in mano sperando che prima o poi un essere umano ci visiti.
Ma il governo continua a tagliare…
Il governo Meloni continua a ripetere che “nessuno toccherà la sanità”, ma il bello è proprio questo: non la toccano, la smontano pezzo dopo pezzo come un Lego. Prima riducono i fondi, poi lamentano la mancanza di personale, poi si stupiscono se gli ospedali sembrano girare grazie ai miracoli. E magari ti dicono pure che la soluzione è il “privato”, come se la salute fosse un Black Friday permanente: vieni, compra, cura, paga, sorridi. E se non puoi permettertelo? Beh, allora abbi pazienza: l’unica cosa che non tagliano mai sono le prediche sulla responsabilità individuale.
Tagli alla sanità
Il capolavoro è quando ti spiegano che tutto questo “serve per rendere il sistema più sostenibile”. Certo, sostenibile per chi? Per le casse dello Stato o per i cittadini che dovrebbero essere curati? Perché qui il sospetto è che la sostenibilità serva solo a far quadrare un foglio Excel, mentre le persone continuano a inciampare negli stessi problemi: mancano medici, mancano infermieri, mancano strutture, e soprattutto manca la volontà politica di considerare la salute come un diritto e non come un fastidio economico.
Italia debole e ridicola
E allora eccoci qui, a guardare un governo che parla di “Italia forte e seria” mentre la sanità diventa un labirinto dove chi non ha soldi resta intrappolato. È questo il Paese che vogliono? Uno in cui curarsi diventa un privilegio? Uno in cui i tagli si chiamano “razionalizzazioni” e la sofferenza si chiama “resilienza”?
Tagli alla sanità
Se la Meloni vuole davvero un’Italia più forte, dovrebbe partire dal luogo dove la forza si misura davvero: la salute dei suoi cittadini. Ma forse è più facile fare slogan che fare investimenti. E intanto, noi, continuiamo a resistere come sempre: in fila, in attesa, sperando che qualcuno si ricordi che siamo esseri umani e non voci di bilancio.
