Siamo un popolo alla deriva. Siamo un popolo diviso, senza più un’identità politica, una storia da ricordare oppure un vero contesto collettivo nel quale potersi finalmente ritrovare. La sinistra dice cose di destra, la destra pronuncia parole un tempo appartenute alla sinistra, mentre entrambe fingono di conservare differenze ormai sbiadite.

Siamo un popolo alla deriva

Siamo un Paese che non possiede più traguardi, oltre quello disperato di arrivare alla fine del mese senza affogare nei debiti.Abbiamo sostituito i sogni con le rate, la partecipazione con il risentimento, la coscienza politica con qualche slogan urlato dentro uno schermo. Non ricordiamo più chi eravamo, operai, contadini, artigiani, insegnanti, uomini e donne capaci di conquistare diritti pagando prezzi enormi. Oggi quei diritti vengono lentamente smontati, mentre ci convincono che la precarietà sia libertà, lo sfruttamento flessibilità e la povertà una responsabilità personale.

Divisi…

Ci hanno divisi su tutto, italiani contro stranieri, lavoratori contro disoccupati, giovani contro anziani, garantiti contro precari, poveri contro altri poveri. Intanto chi possiede davvero il potere rimane comodamente al proprio posto, osservando questa guerra tra disperati e contando silenziosamente i propri profitti. La politica non indica più una strada, segue i sondaggi, cambia linguaggio, rinnega se stessa e rincorre qualsiasi paura possa trasformarsi in consenso.

Siamo un popolo alla deriva

Non esiste più una visione del futuro, esistono soltanto emergenze quotidiane, promesse elettorali, nemici da fabbricare e responsabilità da scaricare altrove. La patria viene evocata durante i comizi, ma dimenticata davanti alle fabbriche chiuse, agli ospedali svuotati e alle famiglie ridotte alla sopravvivenza. Una nazione non vive soltanto di confini, bandiere e inni, vive di dignità, lavoro, cultura, solidarietà e memoria condivisa tra generazioni.

Persi…

Abbiamo perduto proprio questa memoria, lasciando che la storia diventasse un fastidio, la cultura un lusso e la solidarietà quasi una debolezza. Siamo stati trasformati in consumatori impauriti, costretti a scegliere tra prodotti quasi identici, candidati intercambiabili e narrazioni costruite nei palazzi. Forse la vera deriva comincia qui, quando un popolo smette di credere nella propria forza e accetta l’impotenza come fosse destino.Eppure, sotto questa cenere, rimane ancora qualcosa, una rabbia sincera, una dignità ferita, il bisogno ostinato di riconoscersi nuovamente come comunità.Bisogna ripartire da questa ferita, chiamare le cose con il loro nome, ricostruire coscienza, partecipazione e una nuova identità politica e sociale.Perché un popolo senza memoria può essere governato facilmente, ma un popolo consapevole, quando rialza finalmente la testa, diventa impossibile da ignorare.

© Fabio Fiorina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *