Scene surreali, degne di una tragicommedia, quelle andate in scena poco fa all’Assemblea generale dell’Onu. Benjamin Netanyahu, che il mondo intero conosce come il “grande stratega della pace” (leggi pure: criminale di guerra con le mani immerse nel sangue di Gaza), ha preso parola convinto di trovare una platea attenta e deferente.
Scene surreali all’Assemblea generale dell’Onu
Peccato che la stragrande maggioranza delle delegazioni abbia deciso di regalargli un’esperienza indimenticabile: alzarsi in massa e abbandonare la sala, lasciandolo a sproloquiare tra sedie vuote e qualche eco di fischi. Una standing ovation… al contrario. L’immagine è rimasta impressa: Netanyahu, con la solita arroganza, che continua a declamare il suo monologo davanti a un palazzo deserto.
Il criminale
Parlava a chi? Alle telecamere? Ai muri? O forse al suo stesso ego, che da solo occupa più spazio di tutte le delegazioni messe insieme?È stato un gesto fortissimo, una presa di posizione che non si vede tutti i giorni. Non stiamo parlando di una piccola protesta di piazza, ma del cuore della diplomazia mondiale che si svuota per dirgli chiaro e tondo: “Non ti vogliamo ascoltare”. Una condanna senza precedenti, un messaggio inequivocabile che la retorica israeliana non incanta più nessuno.Il paradosso è che Netanyahu ha continuato a parlare come se nulla fosse, fedele al suo copione.
Scene surreali all’Assemblea generale dell’Onu
Una recita già scritta, che però senza pubblico perde tutta la magia. È il destino dei dittatori travestiti da statisti: non si accorgono mai di quando cala il sipario.E in quell’aula vuota, forse per la prima volta dopo tanto tempo, è apparso un barlume di speranza. L’umanità, a volte, sa ancora dire basta. E lo fa con una semplicità disarmante: alzarsi, voltare le spalle e andarsene.
