Roma continua a cuocere. Ogni estate diventa un gigantesco forno urbano, non soltanto per il clima, anche per l’incompetenza amministrativa che da anni trasforma la Capitale in una colata di pietra, cemento, travertino, piazze da cartolina incapaci di ospitare la vita reale.

Roma continua a cuocere

Gli alberi vengono trattati come elementi decorativi, infilati dentro vasi giganteschi destinati a diventare i loro loculi, il verde ridotto a operazione fotografica per i social, l’ombra sostituita dagli hashtag. Il caso di Piazza Risorgimento è soltanto l’ennesima dimostrazione di una politica urbanistica che sembra progettata contro i cittadini. Non serve stupirsi se quelle superfici diventano roventi. È esattamente ciò che accade quando si sceglie il cemento al posto della natura.

Prendiamo lezioni dagli spagnoli

La differenza con città come Siviglia o Malaga è imbarazzante. In Andalusia hanno capito che il caldo non si combatte con i comunicati stampa. Si combatte piantando alberi, creando corridoi verdi, aumentando le superfici permeabili, installando sistemi di ombreggiamento nelle piazze, progettando la città perché possa difendersi dal sole. A Roma, invece, si continua a inaugurare piazze che sembrano piastre per cucinare. Poi arriva il greenwashing istituzionale. Qualche vaso, qualche aiuola simbolica, qualche rendering pieno di foglie. La propaganda sostituisce la pianificazione.

Roma continua a cuocere

Il cittadino resta sotto quaranta gradi senza un metro d’ombra. Una precisazione, però, è necessaria… fotografare un termometro appoggiato sul travertino che segna oltre cinquanta gradi non significa misurare la temperatura dell’aria, significa misurare la temperatura della superficie esposta al sole, un dato diverso che la meteorologia distingue con criteri precisi. Questo non assolve il Comune anzi, dimostra quanto quelle scelte urbanistiche siano sbagliate.

Se il suolo raggiunge temperature così elevate, quella piazza è stata progettata senza alcun rispetto per il benessere di chi la attraversa. Roma non ha bisogno di altre inaugurazioni… ha bisogno di amministratori che studino come fanno le città più intelligenti d’Europa a proteggersi dal caldo, invece di continuare a trasformare la Capitale nella più grande padella urbana d’Italia… ultimo dato… Bogotà sperduta tra il nulla e la disperazione, a forza di piantare alberi per creare ombra ha abbassato la temperatura di 7 gradi.

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