Provate a chiedere a un catechista di elencare i nomi dei dodici apostoli. Scoprirete presto che, troppo spesso, chi dovrebbe custodire la memoria viva della Chiesa cade in una nebbia di incertezze.
Provate a chiedere a un catechista
Alcuni confondono Matteo con Luca, altri dimenticano Bartolomeo, e c’è persino chi mescola senza accorgersene apostoli ed evangelisti, come se le due categorie fossero intercambiabili. Eppure si tratta delle basi, dei fondamenti del messaggio cristiano: la radice storica di una fede che da duemila anni si tramanda. Questa impreparazione diffusa non è un dettaglio, ma il sintomo di un problema più profondo, che riguarda la formazione di coloro che hanno il compito di trasmettere il Vangelo.
Fisichella esorta
Proprio per questo monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha voluto richiamare l’attenzione su un punto essenziale: la catechesi non può ridursi a un insieme di nozioni apprese superficialmente, ma deve essere “un itinerario, un cammino, un progetto che si attua di giorno in giorno”. Lo ha ribadito con forza presiedendo la Veglia di preghiera per il Giubileo dei catechisti, celebrata lo scorso 26 settembre nella Basilica Vaticana.
Provate a chiedere a un catechista
Il suo appello va letto come un invito a riscoprire la responsabilità del catechista, che non è un semplice ripetitore di formule, ma un testimone vivo della fede. Tuttavia, per testimoniare occorre conoscere: non si può guidare gli altri se non si ha chiara la strada. Il rischio, oggi palpabile, è che la catechesi scivoli nell’improvvisazione, svuotata di rigore e di contenuto, fino a ridursi a un discorso vago e indistinto. Se i catechisti stessi non ricordano i nomi degli apostoli, come potranno trasmettere alle nuove generazioni la forza e la coerenza del messaggio cristiano? È una domanda scomoda, ma necessaria. Perché la fede, senza conoscenza, si indebolisce e perde credibilità.
