Giù le mani da Cristo e roba nostra e non dei preti. Non ve lo meritate. Lo usate per i vostri conti, lo avete fatto diventare un prodotto. Cristo è cosa nostra: che lo preghiamo, lo bestemmiamo e dove ci rifugiamo dopo aver peccato… non siamo come voi certi di averlo in tasca.

Giù le mani da Cristo e roba nostra e non dei preti

La Chiesa cattolica di oggi sembra aver smarrito la bussola spirituale, trasformandosi in un mercato sacro dove la Santeria e il Simonismo non sono più deviazioni marginali, ma vere e proprie prassi quotidiane. Come in un grande emporio dell’anima, si scambiano favori, indulgenze e privilegi come fossero merci pregiate, mentre l’idolatria appare quasi un peccato veniale, facilmente assolvibile con la formula giusta o con la donazione opportuna. Il peccato più grande, invece, sembra nascere dal silenzio complice dei prelati, molti dei quali portano addosso la macchia invisibile ma indelebile del sangue degli innocenti.

Solo controllo

Dentro le stanze vaticane, il potere non ha più l’aspetto di un altare, ma quello di una sala di comando, una cabina di regia che ricorda la plancia di una nave stellare. Lì, tra monitor invisibili e codici segreti, si dirige la rotta non verso la salvezza delle anime, ma verso la conquista del potere temporale e il consolidamento della propria economia. Il viaggio non ha confini morali: la nave scivola senza attrito nello spazio dell’illegalità, tracciando orbite che sfuggono a qualsiasi controllo terreno.

Giù le mani da Cristo e roba nostra e non dei preti

E chi siede al comando di questa astronave ecclesiastica? Non un fantasma, non un burattinaio nascosto, ma il Papa stesso. Presentato come pastore, si rivela timoniere di un vascello che non teme tempeste perché costruito sulle fondamenta del denaro, del compromesso e della diplomazia più cinica. Così, il Vicario di Cristo diventa capitano di una missione interstellare non verso la luce, ma verso il buio profondo di un potere senza Dio.

L’ordine spirituale della Chiesa è corrotto

La Chiesa si muove, quindi, come un impero cosmico: apparentemente invincibile, internamente corrotto, dove la fede è merce e la grazia divina è solo un’etichetta apposta su un prodotto da vendere al miglior offerente.

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