Preti e massoni, altare e compasso. C’è una verità che nessuno vuole guardare in faccia. Per secoli ci hanno raccontato una guerra limpida, frontale, quasi teologica: da una parte la Chiesa, dall’altra la massoneria. Da una parte l’altare, dall’altra il compasso. Da una parte il dogma, dall’altra l’iniziazione. Tutto comodo, tutto ordinato, tutto perfetto per essere consegnato ai fedeli come una battaglia morale.
Preti e massoni, altare e compasso
Ma le investigazioni, quando non si fermano davanti alle porte dorate, quando non si inginocchiano davanti ai palazzi, quando non confondono la fede con l’apparato, raccontano altro. Raccontano che dentro il Vaticano non ci sono soltanto ombre spirituali, ma correnti organizzate, silenziose, strutturate. Correnti massoniche attive, non decorative, non folkloristiche, non residui di qualche vecchia leggenda anticlericale, ma reti di potere inserite nei punti nevralgici della macchina ecclesiastica.
La dottrina condanna il nulla
La dottrina condanna, certo. Condanna la massoneria, la dichiara incompatibile, la respinge, la scomunica, la mette fuori dalla comunione ecclesiale. Ma mentre la dottrina condanna, il potere tratta. Mentre i documenti parlano di peccato grave, le stanze riservate costruiscono alleanze. Mentre il fedele comune viene ammonito, certi uomini di Curia siedono ai tavoli dove non si decide la salvezza delle anime, ma il destino delle banche, dei fondi, delle guerre economiche, delle crisi finanziarie, delle successioni politiche.
Preti e massoni, altare e compasso
La Chiesa ufficiale predica l’incompatibilità, la Chiesa sotterranea pratica la compatibilità assoluta con ogni forma di potere. Ed è qui che la massoneria, o meglio alcune sue correnti deviate, non entrano più come nemico esterno, ma come linguaggio interno. Un codice, una grammatica del comando, una forma di riconoscimento tra uomini che non hanno più bisogno di credere, perché hanno imparato a governare.Il Vaticano, in questa lettura, non è infiltrato per debolezza ma è contaminato per convenienza.
La condanna come paravento
La condanna pubblica diventa paravento.Il nemico dichiarato diventa il miglior alleato nascosto. Si urla contro la massoneria dal balcone della dottrina mentre nei sotterranei dell’economia mondiale si parla la stessa lingua: influenza, segretezza, obbedienza, gerarchia, silenzio… e allora la domanda diventa feroce. Quante decisioni sono state prese in nome di Dio e quante in nome del denaro? Quante nomine sono state scelte per fede e quante per appartenenza? Quante crisi sono state attraversate dalla Chiesa come vittima e quante come parte del gioco? Perché quando la religione incontra il potere finanziario, il Vangelo viene sempre dopo. Prima vengono le banche, prima vengono le fondazioni, prima vengono i rapporti diplomatici, prima vengono i mercati, prima vengono gli equilibri mondiali.
Il Cristo velato dalla menzogna
Cristo resta appeso alla parete, muto, usato come arredo sacro, mentre gli uomini del potere decidono chi deve salire, chi deve cadere, chi deve essere protetto e chi deve essere sacrificato. La grande ipocrisia è questa: la Chiesa sa benissimo che la massoneria è incompatibile con la fede cattolica, ma l’apparato ecclesiastico ha sempre avuto una capacità mostruosa di trasformare l’incompatibile in utile… ciò che è peccato per il popolo diventa strategia per il palazzo.
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