Prendersi la responsabilità di essere schierati è parte di un civismo avanzato che, soprattutto in un’epoca di caos come questa, non può perdersi né deviarsi. Non ne faccio una questione di colore politico o religioso, bensì di onestà intellettuale, quella sola capace di non far soccombere la verità sotto il peso delle convenienze.
Prendersi la responsabilità di essere schierati è parte di un civismo avanzato
Eppure, ancora oggi, una parte consistente della popolazione si corrompe di riflesso. Non pensa, replica. Non analizza, si allinea. Non mette alla prova le proprie convinzioni, le difende come si difende una tifoseria, con l’istinto e con l’insulto. Per “corruzione di riflesso” intendo proprio questo: l’assenza di un’analisi personale e imparziale, sostituita da uno schieramento automatico. Se, per ipotesi, una valutazione onesta dovesse sconfinare nel perimetro logico della fazione opposta, non verrebbe accolta come segno di maturità, ma bollata come tradimento.
L’avamposto della corruzione
In questo clima, l’onestà intellettuale non è più una virtù: è una colpa. Il dissenso non è una risorsa democratica ma una minaccia da neutralizzare. Molti, soprattutto tra i colleghi televisivi, hanno abbracciato questa forma di corruzione intellettuale che non nasce dal nulla ma affonda le sue radici nella più antica e triviale delle corruzioni: quella pecuniaria. Chi paga detta l’agenda, chi detta l’agenda plasma le coscienze, e chi si presta a questo gioco smette di essere un mediatore del reale per diventare un funzionario della propaganda.
Prendersi la responsabilità di essere schierati è parte di un civismo avanzato
Il risultato è un dibattito pubblico mutilato, dove la complessità viene ridotta a slogan e la verità a strumento. Nella fattispecie, tutti coloro che ancora difendono il principio del diritto alla difesa applicando a Israele e Russia due pesi e due misure; chi giustifica i crimini vaticani rifugiandosi nel miserabile alibi del “sono uomini come noi”; chi opacizza le catastrofi morali di questa politica travestendole da realismo o necessità storica, contribuisce ad affondare l’onestà intellettuale, civica ed etica.
Ipocrisia selettiva
Non si tratta di negare il contesto, ma di rifiutare l’ipocrisia selettiva. A completare questo quadro desolante vi è il campanilismo bucolico applicato a ogni esternazione: la difesa identitaria, cieca e autoreferenziale, che assolve i “nostri” a prescindere e condanna gli “altri” per principio. È la morte del pensiero critico, sostituito da un tribalismo morale che non cerca la verità, ma la conferma delle proprie paure e dei propri interessi. In un simile scenario, essere schierati davvero — cioè dalla parte della verità, anche quando costa — diventa l’ultimo atto autentico di civismo.
