Nel giorno di Natale, mentre il mondo finge raccoglimento e pace, da Israele arriva un anatema. Non una parola di lutto, non un segno di pietà, ma una condanna morale rovesciata: colpevoli sarebbero coloro che osano denunciare l’occupazione, l’assedio, la carne palestinese ridotta a bersaglio. Il ministro degli Esteri israeliano dichiara che giudicare immorale questa conquista sanguinaria sarebbe, addirittura, immorale e discriminatorio verso gli ebrei.

Da Israele un anatema contro chi li accusa

È un rovesciamento osceno della realtà. È violenza che pretende di farsi vittima. No, Israele non può parlare di morale. Non può farlo un governo che bombarda scuole, ospedali, campi profughi. Non può farlo chi uccide bambini e poi pretende silenzio, chi affama un popolo e chiude i valichi come si chiude una bara.

Il problema sono gli infami consenzienti

Non c’è etica nel genocidio, non c’è giustizia nella punizione collettiva, non c’è difesa possibile dell’indifendibile. I governi alleati tacciono, e nel loro silenzio si annida la colpa. Dovrebbero ribellarsi a questa accusa infame che maschera un razzismo feroce: quello che divide l’umanità in vite sacre e vite sacrificabili, in popoli eletti e popoli condannati.

Da Israele un anatema contro chi li accusa

Questa non è autodifesa è suprematismo armato. Quale Dio esige montagne di cadaveri per giustificare un confine? Quale Dio benedice l’assedio, la fame, il freddo, la sete imposta ai bambini? Quale Dio parla il linguaggio dei droni e dei blocchi umanitari?Quel Dio non esiste. È un idolo di potere, un simulacro costruito per assolvere la crudeltà. Ed è contro questo idolo che si levano, isolate e quasi soffocate, le parole del cardinale Pizzaballa, che da Gaza ha osato chiamare le cose con il loro nome: catastrofe, abisso, disumanizzazione.

Non sono razzista… ma, ora, mi avete reso sdegno, mi avere reso antisemita, mi avete reso razzista. Sono nemico della menzogna che giustifica la strage, della morale piegata come un’arma, della fede trasformata in alibi per il massacro. La mia vita vale quanto ogni altra, e vale anche quella di chi oggi muore senza nome sotto le macerie di Gaza. Se questa posizione viene definita immorale, allora sì: rivendico questa immoralità. È l’unica che non puzza di sangue.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *