Alfonso Signorini e Fabrizio Corona: la punta dell’iceberg. Ci sono comportamenti che non meritano indulgenza, né ambiguità, né il rifugio ipocrita del “tutti sbagliano”. Quando il potere mediatico diventa strumento di ricatto, di umiliazione, di dominio sui corpi e sulle vite altrui, allora non siamo più nel territorio del gossip o della provocazione, ma in quello dell’abuso, della violenza morale, del crimine.Le vicende che ruotano attorno a Fabrizio Corona – tra accuse di revenge porn, ricatti, esposizione deliberata dell’intimità come arma – raccontano un’idea marcia di notorietà: quella che trasforma la sofferenza altrui in spettacolo e il dolore in merce.

Alfonso Signorini e Fabrizio Corona: la punta dell’iceberg

Non c’è nulla di “trasgressivo” in tutto questo. C’è solo la reiterazione di una sopraffazione vigliacca, esercitata da chi pensa di poter usare segreti, immagini, fragilità come strumenti di controllo. È un comportamento che offende le vittime, ma anche la società intera, perché normalizza l’idea che la violenza possa essere intrattenimento.Ancora più inquietante è il quadro che emerge quando il confine tra selezione professionale e sfruttamento sessuale viene deliberatamente cancellato.

Presentazione sessuale

Le accuse che hanno investito Alfonso Signorini, secondo cui avrebbe chiesto prestazioni sessuali in cambio di visibilità o accesso al mondo televisivo, se confermate, delineano un sistema predatorio, fondato su un abuso di potere sistematico. Qui non c’è solo il singolo episodio: c’è un ambiente che tollera, copre, giustifica. Un ambiente che si nutre di silenzi compiacenti e di carriere costruite sulla paura di chi non può permettersi di dire no.Questo non è “mondo dello spettacolo”.

Alfonso Signorini e Fabrizio Corona: la punta dell’iceberg

È un sottobosco criminoso e ignobile, dove il successo viene barattato con la dignità e dove il corpo diventa moneta di scambio. È la degenerazione di un sistema mediatico che premia i peggiori, protegge i forti e scarica i deboli.Di fronte a tutto questo non servono distinguo né mezze parole.

Servirebbe una società sana

Serve lo sdegno totale. Serve la pretesa di giustizia. Chi usa il ricatto, chi diffonde intimità per distruggere, chi pretende sesso in cambio di opportunità non merita palcoscenici, microfoni o copertine. Merita processi, condanne, galera, se le responsabilità verranno accertate. E soprattutto merita l’espulsione morale da qualsiasi spazio pubblico.Perché una società che tollera questi comportamenti è una società che ha già iniziato a perdere se stessa.

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