C’è qualcosa di più ripugnante della guerra stessa: la sua benedizione ipocrita. Quella che si traveste da parola alta, da messaggio augurale, da carezza istituzionale mentre sotto scorre il sangue. Mattarella parla di pace, il pontefice annuisce, e intanto Netanyahu e Zelensky vengono legittimati, assolti, resi necessari.

C’è qualcosa di più ripugnante della guerra stessa: il Papa e Mattarella

La guerra viene condannata in astratto, ma praticata nei fatti attraverso il silenzio selettivo, l’equidistanza vigliacca, l’abbraccio diplomatico.“L’Italia ripudia la guerra”, dice la Costituzione. Ma ripudiarla a parole, mentre si tollera, si finanzia, si giustifica, equivale a profanarla. È una frase svuotata, ridotta a incenso retorico. La legge della ragione e della giustizia non può convivere con la legge delle alleanze, con il calcolo geopolitico che pesa vite umane come pedine sacrificabili. O vale sempre, o non vale mai.

Il falso messaggio

Il messaggio di fine anno diventa così una liturgia laica: quindici minuti di memoria addomesticata, di Repubblica celebrata come “Paese di successo”, mentre il presente viene sterilizzato. Si sfoglia un album immaginario per evitare di guardare la fotografia più recente: quella di un mondo che brucia e di un’Europa che balbetta, complice. Ai giovani si consegna un passato epurato, non un futuro onesto.Si esaltano i padri costituenti, la loro capacità di mediare, di trovare compromessi. Ma si dimentica il punto essenziale: quei compromessi nascevano dalla volontà di impedire nuove stragi, non di renderle accettabili.

C’è qualcosa di più ripugnante della guerra stessa…

Oggi il compromesso è diventato alibi, la moderazione una forma elegante di resa morale.Anche il richiamo alla Chiesa suona stonato. Perché quando il pontefice parla di pace senza nominare i carnefici, quando condanna la violenza ma non l’ingiustizia concreta, diventa parte dello stesso teatro. Un teatro dove la parola “pace” viene pronunciata come una formula magica, utile a lavarsi le mani.

Questa non è saggezza istituzionale. È falsità. È l’arte di dire tutto senza dire nulla, di stare dalla parte giusta della Storia solo quando la Storia è già passata. E intanto, nel presente, la tempesta continua a divorare i corpi. E nessuno, davvero, prova a domarla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *