Ostensione di San Francesco, già 150mila prenotazioni. Oltre centocinquantamila mani che chiedono un posto, un varco, un attimo. È questa la misura – concreta e quasi vertiginosa – della devozione che continua a stringersi attorno a San Francesco, otto secoli dopo il suo ultimo respiro. L’annuncio dell’ostensione del corpo del patrono d’Italia ha scatenato un moto collettivo che supera confini, lingue, abitudini. Assisi, ancora una volta, diventa calamita e ferita, meta e domanda.
Ostensione di San Francesco, già 150mila prenotazioni
Dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, nella penombra della chiesa inferiore della Basilica, le spoglie di Francesco saranno visibili. Trenta giorni sospesi, quasi una fenditura nel tempo. E in quella fenditura si infileranno pellegrini, curiosi, credenti in cerca di risposte e increduli in cerca di stupore. Perché davanti a quel corpo, consumato dalla povertà scelta e dalla luce voluta, non si va soltanto per guardare: si va per misurare il proprio silenzio.
Mobilitazione immensa
La Sala stampa del Sacro Convento parla di una mobilitazione immensa, ma la verità è che Francesco non ha mai smesso di muovere folle. È l’unico santo capace di far sentire tutti meno soli: fratello dei lupi, dei mendicanti, dei potenti che scivolano via, dei fragili che restano. Un uomo che non aveva niente e che oggi raccoglie tutto.
Ostensione di San Francesco
«È sempre uno stupore vedere quanto le persone amino Francesco», dice fra Giulio Cesareo. E in quella frase c’è tutto: lo stupore di chi custodisce una memoria che non scolorisce e la certezza che il santo continui a parlare agli uomini e alle donne di questo secolo spaesato. Francesco è uno specchio: ci rimanda ciò che siamo e ciò che fingiamo di non vedere. Per questo lo cercano, per questo lo attendono. Per questo, ancora oggi, lo chiamano fratello.
