Un volontario dà indicazioni in piazza san Pietro (AP Photo/Markus Schreiber)

Oggi dal Vaticano si è consumata la fiera del paradosso. Oggi in Vaticano si è celebrata una grande cerimonia, con canti solenni, luci, incensi e parole che parlavano di pace e fratellanza universale. Eppure, proprio dietro questa facciata di armonia, emerge una profonda incongruenza che non può essere ignorata.

Oggi dal Vaticano

Mentre le mura sacre risuonavano di inni e preghiere, migliaia di famiglie palestinesi continuavano a vivere sotto le macerie, nella paura costante, private dei diritti fondamentali che la Chiesa stessa proclama come universali.

La banalità del messaggio in un tempo di sterminio

Il Papa ha pronunciato discorsi di speranza, ma ciò che appare incomprensibile è il silenzio, o peggio, la delicatezza quasi complice con cui si rivolge allo Stato di Israele, responsabile diretto di un conflitto che ogni giorno lacera vite innocenti. L’assenza di una condanna chiara e inequivocabile pesa come un macigno. Come si può predicare l’amore cristiano, il sacrificio per il prossimo, quando milioni di palestinesi non vengono neppure citati o ricordati con la dovuta fermezza?

Oggi dal Vaticano

Il contrasto è stridente: da un lato la magnificenza del Vaticano, con le sue vesti dorate e i suoi riti millenari, dall’altro il pianto di madri che non trovano più i loro figli, le case distrutte, le vite sospese. Quelle famiglie, che incarnano la sofferenza del popolo oppresso, non entrano nel discorso ufficiale, quasi fossero un dettaglio secondario in una narrazione che preferisce restare prudente per non disturbare equilibri politici e diplomatici.

Una missione sbiadita

Eppure la missione del Vangelo è chiara: stare accanto agli ultimi, difendere chi non ha voce, denunciare l’ingiustizia anche quando questo significa entrare in conflitto con i potenti. Oggi, la celebrazione in Vaticano ha rivelato tutta la distanza tra il rito e la realtà. Una Chiesa che non sa piangere con le famiglie palestinesi rischia di smarrire la sua stessa anima.

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