La spaccatura della Chiesa cattolica riguardo la questione Palestina è sempre più evidente. Il comportamento della Chiesa cattolica, e in particolare di Papa Leone XIV, di fronte alla tragedia del popolo palestinese, appare segnato da una contraddizione profonda e dolorosa.
La spaccatura della Chiesa cattolica
Da un lato, il Pontefice non manca di esprimere parole di compassione, invocando pace e dialogo; dall’altro, il suo atteggiamento nei confronti di Israele appare sorprendentemente morbido, quasi accondiscendente, al punto da sembrare incapace di denunciare con la necessaria fermezza le violazioni dei diritti umani e le sofferenze inflitte alla popolazione di Gaza e della Cisgiordania. Questa timidezza diplomatica lascia sgomenti molti fedeli, che vedono nel Papa la voce che dovrebbe alzarsi con coraggio contro ogni ingiustizia.
Evidente e profonda
La spaccatura all’interno del Vaticano è ormai evidente. Vi sono prelati che seguono con lealtà la linea del Pontefice, convinti che un linguaggio prudente e conciliante sia l’unica strada per non interrompere i fragili canali diplomatici con Israele. Essi difendono la neutralità formale come unica via per mantenere un ruolo di mediazione credibile. Ma dall’altra parte si levano voci sempre più critiche, in particolare quelle vicine alla figura del Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, che vive quotidianamente il dramma delle comunità cristiane in Terra Santa.
La spaccatura della Chiesa cattolica
Pizzaballa, con maggiore schiettezza, non ha esitato a denunciare apertamente la sproporzione della violenza e a ribadire la necessità di riconoscere il diritto del popolo palestinese a una patria.Questa contrapposizione interna non è solo una divergenza di sensibilità, ma riflette un conflitto teologico e politico: la Chiesa deve limitarsi a essere un attore diplomatico, oppure deve tornare a essere profezia, voce dei poveri e degli oppressi?
L’attuale linea papale, percepita da molti come eccessivamente indulgente verso Israele, rischia di minare la credibilità morale della Santa Sede, mentre il grido del popolo palestinese resta inascoltato.
