Non sta finendo il cristianesimo, sta crollando la sua prigione. Si parla continuamente della fine del cristianesimo, quasi fosse un animale stanco, incapace di sopravvivere alla modernità. In realtà, non sta morendo il messaggio di Cristo, sta cedendo un modello costruito per amministrarlo, controllarlo, spesso tradirlo.

Non sta finendo il cristianesimo, sta crollando la sua prigione

Ogni diagnosi racconta più lo sguardo di chi osserva che la fede di chi continua silenziosamente a cercare Dio. Anche i numeri, apparentemente imparziali, vengono interrogati scegliendo prima quale cristianesimo dichiarare moribondo. Si contano le persone nelle chiese, le vocazioni, i sacramenti, l’influenza politica, il peso culturale, il dominio sulle coscienze.

La misericordia accantonata

Raramente si misura la misericordia, perché la misericordia non riempie registri, non produce gerarchie, non difende privilegi. Il cattolicesimo istituzionale confonde spesso la propria crisi con la scomparsa del cristianesimo. È un errore comodo, quasi arrogante, nato dall’idea che fuori dall’apparato non possa esistere una fede autentica.

Non sta finendo il cristianesimo, sta crollando la sua prigione

Forse stanno finendo le chiese piene per abitudine, i catechismi ripetuti, i pulpiti indiscutibili, le obbedienze costruite sulla paura. Forse sta tramontando una religione civile, buona per benedire governi, eserciti, convenienze, silenzi, discriminazioni, poteri. Tutto questo può morire senza trascinare Cristo nella propria tomba… anche se in realtà, questa non è una vera fede cristiana ma paolina, cioè la riedizione del Cristo in versione San Paolo per poterlo far entrare nel contesto dell’impero.

La Chiesa in movimento?

La Chiesa è sempre stata un corpo inquieto, attraversato da conflitti, scismi, eresie, riforme, resistenze, conversioni. Presentare l’attuale inquietudine come una novità significa dimenticare la storia, oppure manipolarla per difendere la propria posizione. Progressisti, tradizionalisti, lefebvriani, nostalgici del vecchio rito, cattolici trumpiani chiedono tutti una Chiesa diversa. Alcuni vogliono superare il Concilio Vaticano II, altri desiderano cancellarlo, altri ancora trasformarlo in un confine invalicabile.

Il cristianesimo e la sua prigione

Nessuno difende davvero la Chiesa esistente, di base è impossibile farlo visto che non è la vera Chiesa. Cascuno sogna di ricostruirla secondo la propria nostalgia o speranza. Perfino invocare la tradizione è una riforma, perché significa selezionare un passato e imporlo al presente. La tradizione non è mai neutrale, viene scelta, ordinata, interpretata, utilizzata.

Spesso diventa un’arma elegante per nascondere la paura del cambiamento?

Il problema vero nasce dal metro impiegato per misurare la salute del cattolicesimo. Se contiamo soltanto le presenze domenicali, allora il declino appare evidente. La pandemia ha svuotato molte chiese, ma soprattutto ha spezzato automatismi che sembravano fede e forse erano soltanto consuetudine. La risposta ecclesiastica è stata debole, perché ha tentato soprattutto di riportare tutto alla condizione precedente. Nessuna istituzione sopravvive cercando ostinatamente di ricostruire il giorno prima. La storia non torna indietro per obbedire a una conferenza episcopale.

Non sta finendo il cristianesimo, sta crollando la sua prigione

Chi ignora le trasformazioni diventa complice del proprio esaurimento, chi pretende di cancellarle prepara direttamente la propria estinzione. Il problema non riguarda soltanto la secolarizzazione. Quelle persone partecipavano, credevano, cercavano qualcosa, poi non sono tornate… forse, perché durante la pandemia, molti si sono resi veramente conto del messaggio del vero Cristo “Se pregate nel silenzio della vostra stanza il Padre vostro sarà con voi”. Quindi, liquidarle come vittime della modernità significa evitare la domanda più scomoda, cosa non hanno più trovato dentro quelle chiese?

Insegnamento…

Anche l’insegnamento della religione cattolica racconta una contraddizione che nessuno vuole davvero ascoltare. Secondo gli ultimi dati ministeriali disponibili, circa l’ottantadue per cento degli studenti italiani continua ad avvalersene. La percentuale diminuisce lentamente, con differenze importanti tra territori, scuole, Nord, Sud. I laicisti celebrano il calo, le curie celebrano la maggioranza, entrambi utilizzano soltanto la parte utile alla propria propaganda. Pochi chiedono perché tanti giovani scelgano ancora quell’insegnamento.

Ancora meno cercano di capire perché altri lo abbandonino

La Chiesa preferisce consolarsi con la percentuale, evitando di riconoscere un insegnamento spesso stanco, confuso, incapace di generare domande. Tuttavia, quella classe rappresenta un incontro che molte parrocchie possono soltanto immaginare. Il problema non è raggiungere i ragazzi, ma riuscire a parlare senza trasformare la fede in una materia burocratica. Forse abbiamo sbagliato perfino il luogo nel quale cercare il cristianesimo. Gesù non abita soltanto nell’Eucaristia, nelle navate, nei tabernacoli, nelle processioni, nei catechismi, nei documenti episcopali.

Il cristianesimo e il Cristo

Il Vangelo lo colloca anche nell’affamato, nello straniero, nel povero, nel nudo, nel malato, nel prigioniero. Quella Chiesa invisibile potrebbe essere molto più affollata degli edifici consacrati. Vive nelle mense, nelle case aperte, nelle corsie, nelle carceri, sulle strade, accanto agli esclusi. Non domanda tessere, non distribuisce patenti di ortodossia, non misura la fede dal numero delle genuflessioni.

Riconosce Cristo dove l’istituzione spesso vede soltanto un problema sociale

Potrebbe essere questo il cristianesimo nascente, meno potente, meno disciplinato, meno rassicurante, finalmente più vicino al Vangelo. I professionisti della religione faticheranno a riconoscerlo, perché non porta uniformi e non chiede il loro permesso. Lo screditeranno, lo chiameranno confusione, relativismo, sentimentalismo, perdita dell’identità. Accadde già quando qualcuno faceva il bene fuori dal gruppo riconosciuto.

La risposta evangelica fu semplice, non impediteglielo. Non sta finendo il cristianesimo. Sta morendo l’illusione che il cristianesimo appartenga alla Chiesa, invece di appartenere agli uomini capaci di riconoscere Cristo nell’altro.

© Fabio Fiorina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *