Chiaramente non siamo di fronte alla liberazione dell’Iran, ma al continuo allargamento del caos globale. Dopo vent’anni di politiche scellerate, sembra che l’unico modo per raddrizzare la situazione sia quello di riproporle in maniera ancora più aggressiva. Lo stesso Donald Trump, eletto proprio per fermare tutto questo, si trova invischiato in una situazione estremamente pericolosa.

Non siamo di fronte alla liberazione dell’Iran

Nell’attacco all’Iran è evidente l’obiettivo politico di Benjamin Netanyahu: ha bisogno della guerra contro un Paese effettivamente temuto dalla popolazione e dagli apparati di sicurezza. I bombardamenti gli garantiscono un futuro politico e possono compattare lo Stato ebraico, che molti osservatori descrivono ormai sull’orlo di una guerra civile.

Cosa ci guadagna Trump?

Ma cosa ci guadagna Donald Trump? Non è saggio tentare di rimediare alle crisi interne intestandosi la “battaglia per la libertà” come un George W. Bush qualunque. Probabilmente le motivazioni economiche di cui parla Alessandro Volpi sono prevalenti, ma restano difficilmente comprensibili per la popolazione.

Non siamo di fronte alla liberazione dell’Iran

Il problema è che una fazione del governo, guidata dal vicepresidente J.D. Vance, rimane apertamente contraria all’interventismo. Quest’ultima avventura, che sta già causando troppe vittime innocenti ed è stata avviata senza l’autorizzazione del parlamento, rischia di aprire ulteriori faglie in America. Ormai alcuni estremisti a supporto di Trump hanno sdoganato pensieri vicini al neonaz*smo, dando spazio a figure come Nick Fuentes: un ragazzetto che sostiene che gli Stati Uniti non perseguano la propria politica, ma quella d’Israele, e che gli ebrei americani siano fedeli a Tel Aviv anziché a Washington.

Attenzione alle parole?

Parole estremamente pericolose che questo conflitto alimenterà. Anche Trump potrebbe subire la legge del contrappasso, finendo per essere dipinto come un capitalista globalista che non tutela gli interessi americani. Così inizierebbe l’antisemitismo, quello vero, quello che fa paura. Per quanto riguarda il resto del mondo, vorrei ricordare che la Guida Suprema Ali Khamenei non era solo un satrapo che opprimeva il suo popolo, ma anche un leader razionale.

Non siamo di fronte alla liberazione dell’Iran

È stato un abile giocatore di scacchi che ha vinto molte partite in politica estera, prima che il caos iniziasse a dominare.Ora l’incertezza è totale. L’ipotesi di un ritorno dello Scià è fantapolitica: potrebbe essere tollerata dalla “ZTL” di Teheran, ma avrebbe contro un Paese immenso. Il rischio concreto è che la guerra alimenti la fazione più dura del regime, generando leader più spietati e meno lucidi di Khamenei. Oppure, si prospetta l’incubo di una guerra civile infinita che martorierebbe un impero millenario dalla cultura sconfinata.

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