L’ONU ha approvato con 142 voti favorevoli la cosiddetta Dichiarazione di New York, un documento che rilancia la prospettiva della soluzione a due Stati e chiede l’esclusione di Hamas da qualsiasi ruolo politico a Gaza.
L’ONU ha votato
A votare contro sono stati Israele, Stati Uniti e altri otto Paesi, mentre dodici Stati si sono astenuti. Tra i contrari figurano anche Ungheria, Argentina, Paraguay e cinque piccole nazioni del Pacifico; tra gli astenuti, invece, Repubblica Ceca, Albania, Camerun, Etiopia, Moldova e Sud Sudan. L’Italia e la quasi totalità degli Stati europei hanno votato a favore.
Una risoluzione che non fermerà Israele
La risoluzione, sostenuta da Francia e Arabia Saudita, è composta da sette pagine più un allegato di diciotto con proposte operative dettagliate. Nel testo si afferma che una pace duratura tra Israele e Palestina può realizzarsi soltanto attraverso la creazione di due Stati indipendenti. Vengono condannate tutte le violenze contro i civili, inclusi sia l’attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas, sia i bombardamenti israeliani che hanno provocato “una devastante catastrofe umanitaria”. La Dichiarazione chiede di fermare l’uso della fame come arma di guerra, sollecita misure restrittive contro “coloni estremisti e violenti” in Cisgiordania e invita a intervenire contro chi sostiene le colonie illegali.
L’ONU ha votato
Eppure, nonostante l’ampio sostegno, il documento appare edulcorato. Il termine “genocidio” è assente, così come un chiaro invito agli Stati membri a riconoscere ufficialmente la Palestina. Molte responsabilità israeliane vengono sfumate o ridotte, mentre a Hamas viene chiesto di deporre le armi come se fosse un esercito regolare e non un movimento politico-militare. Al tempo stesso, il testo sottolinea che l’unico legittimo titolare del potere è l’Autorità Palestinese: Hamas dovrà cessare di governare Gaza, mentre Israele viene semplicemente invitato a dichiararsi favorevole alla soluzione dei due Stati.
In sintesi, la Dichiarazione di New York rappresenta un passo avanti formale, ma ancora lontano da un impegno concreto capace di incidere davvero sul conflitto e sulle sue cause profonde.
