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Il popolo si è svegliato — e non è un sogno: è un urlo che trascende confini e lingue… fratelli delle strade… alke armi! Il popolo che marcia non è più massa, è soggetto, è soglia: varcata una volta, non si torna indietro.

Fratelli delle strade… alle armi della legalità!

Quando dico che: “Quando un esercito in borghese è un esercito di popolo e con il popolo ci si sbatte sempre er grugno”, intendo la concretezza del corpo presente, la fisicità della protesta che rompe il vetro dell’indifferenza. E ora che quel vetro è incrinato, bisogna fare ciò che i sogni grandi sanno fare: organizzarsi, tradurre l’ira in progetto, il clamore in rivendicazione.

Non solo Palestina

Non si tratta solo di Palestina — è la mappa intera che si rimette in discussione. Sanità pubblica come diritto inviolabile e non come merce scontata. Scuole che non fabbrichino cervelli in saldo ma menti coraggiose. Contratti di lavoro che non comprino lo sforzo e la dignità delle persone ma riconoscano, apounto, dignità e tempo. Salari minimi che non siano pietà ma spartito di vita. Pensioni che restituiscano il riposo meritato ad anziani che non siano più numeri in bilanci criminali. Contro l’impunità politica serve una legge che non sia solo parola ma acciaio: trasparenza, controllo popolare, magistratura libera. Ogni ingranaggio può essere scardinato e rimontato dalla forza della moltitudine se sa parlare insieme.

Fratelli delle strade… alle armi della legalità!

Ecco la strategia, semplice come un tamburo che batte nella notte: assemblee locali che diventano reti, coordinamento transnazionale che non si limiti a slogan ma scriva piani, comitati misti: giovani e vecchi, precari, operai, medici, insegnanti, migranti — con mandato chiaro! Scioperi generali che non siano gesti sporadici ma calendario politico. Campagne di boicottaggio verso chi alimenta la morte, petizioni che non si fermino ai click ma si traducano in leggi, in liste elettorali, in pressione costante.

Popolo del mondo…

Il popolo mondiale non si uniforma: si organizza. Non chiede elemosina al potere, pretende conti. Promuoviamo codici di trasparenza pubblica, referendum vincolanti, liste civiche radicate nei quartieri. Cambiare i vertici dell’UE non è un incantesimo: è tattica. Votare insieme, coordinare candidature, svelare conflitti d’interesse, occupare l’agenda mediatica con proposte credibili — e non lasciare ai palazzi il lessico del possibile.

Fratelli delle strade… alle armi della legalità!

La cultura diventa arma e medicina: cortei che sono spettacoli popolari, murales che sono manifesti, canzoni che sono costituzioni in versi. La lotta ha anche il ritmo e chi marcia al ritmo giusto non perde il passo. Creiamo banche di mutualismo, mense collettive, reti di cura. Facciamo in modo che il nostro farsi popolo sia anche il nostro prendersi cura: chi protesta cura, chi sciopera costruisce, chi canta organizza.

Non è un fuoco di paglia

Ripetiamo: non è un fuoco di paglia. È pioggia che scava la roccia. È movimento che impara la regola. È la pazienza del rivoluzionario che sa di dover cambiare il reale pezzo dopo pezzo, assemblea dopo assemblea, legge dopo legge. È il grugno contro il potere ma è anche la penna, la firma, il voto; è il corpo in piazza e la testa ai tavoli dove si decide.

Fratelli delle strade… alle armi della legalità!

Avanziamo dunque, fratelli della strada e delle piazze: un popolo mondiale, sveglio, affamato di giustizia, capace di trasformare vittorie locali in strategie universali. Per la Palestina abbiamo mostrato che si può. Per tutto il resto, continuiamo così — con rabbia lucida, con progetto, con arte e con disciplina: perché il popolo unito non si limita a far tremare i potenti, li rimette al proprio posto. E il grido che abbiamo imparato a urlare diventi decreto, diventi prassi, diventi nuova storia.

Quando il popolo marcia, la storia inizia a camminare.

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