Liliana Segre, la memoria non può sottrarsi alla critica. Le parole di Liliana Segre sul termine genocidio meritano una critica severissima, perché nessuna autorevolezza pubblica può sottrarre una posizione al giudizio politico. Nel novembre 2024 negava quella definizione per Gaza, pur riconoscendo crimini di guerra e contro l’umanità, da parte dell’esercito israeliano nella sua analisi.
Liliana Segre, la memoria non può sottrarsi alla critica
Nell’agosto 2025 condannava la fame imposta alla popolazione e l’abominio israeliano, continuando però a denunciare gli impieghi vendicativi della parola genocidio nel dibattito. Proprio questa insistenza mi appare moralmente inadeguata, perché sposta il baricentro della discussione dalla sorte delle vittime alle intenzioni attribuite a chi protesta.
Vergognoso
Trovo vergognoso che il confronto pubblico finisca impantanato nel galateo delle definizioni, mentre il diritto dei palestinesi alla vita dovrebbe occupare ogni discorso. La prudenza linguistica diventa insopportabile quando sembra chiedere agli indignati più disciplina di quanta ne pretenda dai governi responsabili della devastazione dei civili.
Non attribuisco a Segre un’approvazione delle stragi che le sue dichiarazioni contraddicono, ma contesto duramente una gerarchia delle preoccupazioni che considero politicamente sbagliata. La sua testimonianza della deportazione conserva pienamente il proprio valore storico, mentre le sue valutazioni politiche restano discutibili, criticabili, persino profondamente deludenti oggi.
Liliana Segre, la memoria non può sottrarsi alla critica
Aver subito una persecuzione non conferisce infallibilità, ma rende ancora più comprensibile l’aspettativa di una sensibilità radicale verso ogni popolazione schiacciata dalla violenza. Quella sensibilità dovrebbe tradursi in parole capaci di scuotere i responsabili, senza disperdere l’urgenza morale dentro interminabili polemiche sulle formule degli oppositori indignati.
Combattere l’antisemitismo è indispensabile, ma nessuna lotta contro l’odio deve restringere lo spazio della denuncia contro le decisioni criminali di un governo concreto. Confondere gli ebrei con Israele è sbagliato, proprio come pretendere che criticare Israele significhi necessariamente offendere gli ebrei o cancellarne la sofferenza storica.
Ci si aspetta di più
Il rispetto per una sopravvissuta non impone deferenza verso ogni sua opinione, né obbliga a ingoiare contraddizioni che feriscono profondamente la coscienza pubblica. Da Segre pretendo una parola che metta al centro la protezione dei palestinesi, con una forza almeno pari alla contestazione delle accuse strumentali.
Ogni bambino palestinese merita una difesa incondizionata, senza esami sulle parole pronunciate da chi chiede giustizia, senza anticamere diplomatiche, senza sospetti preventivi generalizzati. La memoria perde forza quando viene celebrata come cerimonia e fatica a diventare responsabilità presente, capace di disturbare amicizie politiche e comode appartenenze.
Questo è il punto della mia indignazione, una voce autorevole deve accettare critiche feroci quando il suo linguaggio appare insufficiente davanti all’orrore umano.
