L’Europa continua a raccontarsi la favola dell’unità mentre accumula debiti, armi e dichiarazioni solenni. Il vertice dei cosiddetti Volenterosi convocato da Emmanuel Macron viene presentato come un passaggio storico, in realtà assomiglia sempre di più a una riunione di amministratori di un continente che ha rinunciato a qualsiasi autonomia politica. Ogni nuovo incontro promette pace, ma produce soltanto nuovi finanziamenti militari, nuovi impegni economici e nuove tensioni con Mosca.

L’Europa continua a raccontarsi la favola dell’unità

L’Ucraina viene descritta come la grande vincitrice del G7 e del vertice Nato, forte di prestiti miliardari, pacchetti di aiuti sempre più imponenti e della possibilità di produrre sistemi Patriot su licenza statunitense. Una vittoria curiosa, quella di un Paese devastato dalla guerra, dipendente dagli aiuti esterni e trasformato nel più costoso laboratorio geopolitico del continente.

90 miliardi?

Novanta miliardi dall’Europa, altri settanta annunciati dall’Alleanza Atlantica, armamenti, tecnologia, sostegno illimitato. Soldi che sembrano comparire magicamente quando si parla di guerra, mentre per sanità, scuola, salari e povertà improvvisamente i bilanci diventano rigorosi e le risorse inesistenti. È il miracolo della politica contemporanea, la guerra trova sempre finanziatori generosi, la pace invece deve fare i conti con l’austerità.

L’Europa… un mostro con poche teste

Nel frattempo ogni nuovo provvedimento viene presentato come necessario, inevitabile, responsabile, senza mai interrogarsi sulle conseguenze. Si continua ad alimentare uno scontro permanente con la Russia, come se provocare ulteriormente una potenza nucleare fosse un brillante esercizio diplomatico e non un pericoloso gioco d’azzardo.

L’Europa non appare più come un soggetto politico capace di mediare, ma come un gigantesco ufficio contabile che firma assegni, distribuisce armi e ripete slogan confezionati altrove. Più che un continente sovrano sembra una struttura burocratica incapace di immaginare una via diversa da quella dell’escalation. E mentre i cittadini pagano il conto, i leader europei continuano a fotografarsi sorridenti ai vertici, vendendo come coraggio quella che, sempre più spesso, assomiglia soltanto a una drammatica assenza di visione.

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