Le condoglianze sono arrivate, alla fine sono arrivate. Dopo decine di vite spezzate nel mare davanti a Ceuta, l’Unione Europea ha espresso la propria solidarietà alla Spagna, ricordando anche chi non è riuscito a raggiungere quella riva. Donne, uomini, giovani, persone che inseguivano una possibilità, finite invece nell’acqua, nel silenzio, nell’indifferenza.
Le condoglianze sono arrivate, alla fine sono arrivate
Per giorni, attorno a quella tragedia, hanno trovato spazio soprattutto le parole dedicate alla sicurezza, ai confini, alla gestione dei flussi migratori. Poco o nulla è stato detto delle vittime. Di quei corpi restituiti dal mare. Delle famiglie che non avranno più un volto da riabbracciare. Di chi ha affrontato un viaggio disperato convinto che dall’altra parte ci fosse almeno una speranza. Quelle morti hanno costretto le istituzioni europee a confrontarsi anche con il peso del silenzio. Nel corso della riunione dei ministri dell’Interno è stato riconosciuto che la comunicazione dell’Unione davanti a crisi di questo genere dovrebbe essere più coerente, più umana, più capace di mettere al centro prima le persone e poi la politica.
L’ora dei chiarimenti
La Spagna, la Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna hanno illustrato la situazione vissuta a Ceuta negli ultimi giorni. Gli Stati membri e i Paesi associati a Schengen hanno ribadito la loro solidarietà a Madrid, esprimendo anche il proprio cordoglio per le persone morte nel tentativo di attraversare la frontiera. Le frontiere possono essere difese, le leggi possono essere applicate, nessuna strategia politica, però, dovrebbe mai cancellare il valore di una vita umana.
Le condoglianze sono arrivate, alla fine sono arrivate
Ogni persona annegata a Ceuta aveva un nome, una storia, qualcuno che la aspettava. Ridurre tutto a un’emergenza migratoria significa dimenticare che prima dei numeri esistono gli esseri umani. Le condoglianze sono doverose. Arrivano, però, quando il mare ha già pronunciato la sua sentenza. Restano parole che non riportano indietro nessuno. Rimane il dolore di decine di famiglie, rimane il dovere morale di ricordare che nessuna frontiera vale il silenzio davanti alla morte di persone che cercavano soltanto una possibilità di vivere. Allora la domanda è sempre la stessa, quella che spesso la nostra redazione a posto: e se fossero stati bianchi?
