Ceuta non è soltanto immigrazione… è geopolitica. Ogni volta che migliaia di persone attraversano un confine, la politica corre a raccontare la storia più semplice. Si parla di emergenza, di sicurezza, di frontiere violate. Si alimenta la paura perché la paura produce consenso. Quasi mai, però, ci si prende la briga di spiegare cosa c’è dietro quelle immagini. Ceuta non è soltanto un punto sulla cartina geografica. È uno dei luoghi più delicati del Mediterraneo, una minuscola enclave spagnola in territorio africano dove diplomazia, interessi economici e rapporti di forza si intrecciano da decenni.
Ceuta non è soltanto immigrazione
L’ondata migratoria di questi giorni arriva in un momento che difficilmente può essere considerato casuale. Appena dieci giorni prima Pedro Sánchez aveva riallacciato ufficialmente i rapporti con l’Algeria, storico antagonista del Marocco nella contesa per il Sahara Occidentale. Una coincidenza? Può darsi. Ma la storia insegna che, quando si parla di Ceuta, le coincidenze meritano sempre di essere osservate con attenzione.
I fatti del 2021
Nel 2021 quasi ottomila persone entrarono nella città nel giro di quarantotto ore. Anche allora i controlli marocchini sembrarono improvvisamente dissolversi. Madrid parlò apertamente di una ritorsione diplomatica dopo aver accolto in un ospedale spagnolo Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario. Soltanto quando il governo spagnolo cambiò posizione sul Sahara Occidentale, avvicinandosi alle richieste di Rabat, la tensione rientrò. Per questo oggi molti osservatori evitano di liquidare quanto sta accadendo come una semplice emergenza migratoria.
Ceuta non è soltanto immigrazione
Naturalmente né la Spagna né il Marocco parlano di ricatti politici. Rabat attribuisce tutto alle organizzazioni criminali che gestiscono i flussi di migranti. Madrid continua a definire eccellenti i rapporti tra i due Paesi. La diplomazia vive anche di parole misurate, mentre la realtà spesso segue logiche molto meno eleganti.
La Corte Suprema
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta la recente sentenza della Corte Suprema spagnola che ha vietato i respingimenti automatici delle persone arrivate via mare. Significa che ogni posizione deve essere valutata singolarmente, attraverso una procedura amministrativa completa e motivata. Non è un’apertura indiscriminata delle frontiere, come qualcuno racconta. È semplicemente l’applicazione dello Stato di diritto. La differenza è enorme, ma nella propaganda questi dettagli vengono sistematicamente cancellati.
Ceuta non è soltanto immigrazione
Nel frattempo anche l’Italia ha scelto la strada degli annunci. Si è parlato perfino della possibilità di sospendere Schengen con la Spagna. Un’affermazione che suona bene nei titoli dei giornali ma che, nei fatti, racconta una realtà molto diversa. Schengen non è un accordo privato che due governi possono modificare a piacimento. È un sistema giuridico europeo che coinvolge quasi tutti gli Stati membri. Nessuno può decidere unilateralmente di espellere un altro Paese.
Reintroduzione temporaneo
L’unica misura consentita consiste nella reintroduzione temporanea dei controlli alle proprie frontiere interne, purché esista una minaccia concreta alla sicurezza nazionale, nel rispetto di criteri rigorosi e con l’obbligo di informare tutte le istituzioni europee competenti. Ma esiste un particolare che rende l’intera polemica quasi surreale. Italia e Spagna non condividono alcun confine terrestre. Eventuali controlli riguarderebbero soltanto alcuni voli e collegamenti marittimi, mentre qualsiasi organizzazione criminale potrebbe continuare a utilizzare altri percorsi attraverso la Francia e il resto dello spazio Schengen.
Ceuta non è soltanto immigrazione
Il risultato è sempre lo stesso. Si preferisce costruire uno slogan anziché affrontare il problema. Si trasformano fenomeni complessi in spot elettorali. Si racconta ai cittadini che basta alzare la voce davanti alle telecamere per risolvere questioni che coinvolgono diritto internazionale, diplomazia, equilibri geopolitici e cooperazione tra Stati.
Ceuta dimostra ancora una volta che dietro ogni crisi migratoria esiste quasi sempre una partita molto più grande. Chi continua a raccontare tutto come una semplice invasione, oppure come un episodio isolato, offre una versione comoda della realtà. La verità è quasi sempre più complicata. E soprattutto molto meno utile alla propaganda.
